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GEAPRESS – Un’Aquila di Bonelli impallinata (vedi articolo GeaPress), ma vi è stata anche la Cicogna nera uccisa dalle fucilate (vedi articolo GeaPress)  e probabilmente anche alcune Cicogne bianche sulle quale i protezionisti stanno cercando di saperne di più. Per completare il quadro una cronica assenza di controlli e nessuna zona protetta in uno dei luoghi al mondo più ricchi della rarissima Aquila.

Questa la descrizione desolante fornita dall’ornitologo Angelo Scuderi.

In quel sito, per proteggere gli uccelli rapaci dal prelievo dei piccoli operato dai bracconieri, erano state coinvolte 31 persone. In tutto – spiega Scuderi – per due nidi, 360 giorni di monitoraggi per vedere, poi, il giovane centrato dalla fucilata”.

Scuderi, che è altresì componente del Gruppo Tutela Rapaci sepcializzato in questo tipo di ricerca, sottolinea come in Sicilia solo nella provincia di Ragusa vi sono controlli organici del bracconaggio; per il resto la tutela della fauna selvatica sarebbe ridotta al lumicino, ossia solo sporadici episodi.

Nei pressi di quel nido – aggiunge Scuderi – abbiamo più volte osservato uccellatori all’opera, tutti puntualmente segnalati all’Arma dei Carabinieri. Venivano per catturare  Cardellini, altro dramma della mancata tutela della fauna selvatica siciliana. Per la Bonelli, poi, si registrava anche il problema dei cacciatori che, per allenare i cani, si affacciavano dai pianori soprastanti nel tratto di parete rocciosa distante pochi metri dal nido. Un elemento di distrubo notevole che poteva compromettere la nidificazione. Nessuna di quelle aree è protette. Nessuna di quelle aree è considerata Zona di Protezione Speciale”.

Ma cosa può avere favorito chi ha centrato la giovane Aquila?

Secondo Angelo Scuderi, l’Aquila era probabilmente a caccia di conigli. I giovani, riferisce l’ornitologo, fino al mese di ottobre, non si allontanano dalla zona di nidificazione. Un animale ancora inesperto che sarà probabilmente passato in volo poco distante da chi ha esploso quel colpo di fucile. Impossibile confonderla con una sepcie cacciabile. Un danno inimmaginabile, vista la rarità della specie, che rischia, però, di essere solo la cima di un iceberg.

Il giovine di Aquila, considerata la gravità della ferita all’ala, non tornerà più a volare.

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