aquila del bonelli
GEAPRESS – Un giovane di Aquila di Bonelli è stato recuperato dal personale del WWF di Licata (AG). L’animale, raro e protetto dalla normativa sia nazionale che internazionale, è risultato colpito da arma da fuoco.

L’Aquila del Bonelli è stata ricoverata presso il Centro Recupero CTS di Cattolica Eraclea (AG) e subito sottoposta a intervento chirurgico per ridurre i danni della fucilata. Questi, però, vengono giudicati dal Gruppo Tutela Rapaci, come “devastanti”. A risultare compromessa è sopratto l’ala. Il grosso rapace non potrà più tornare in natura.

Nonostante il tempestivo intervento chirurgico, l’animale versa in condizioni critiche.

La zona dove l’animale è stato recuperato è stata lungamente monitorata nel corso dei campi di sorveglianza gestiti dal Gruppo Tutela Rapaci. I nidi siciliani, infatti, sono sottoposto al prelievo dei nidiacei da parte di bracconieri senza scrupoli. L’esperienza pluriennale ha consentito di ritenere quasi certo che la giovane Aquila del Bonelli appartenga ad uno dei siti sorvegliati. Tanto impegno non è però servito a salvarla dalla mano di altro bracconiere al quale, evidentemente, è data possibilità di andare in giro con il fucile.

Sappiamo da letteratura – ha commentato il Gruppo Tutela Rapaci – che la morte di uccelli rapaci a causa di colpi d’arma da fuoco è una delle principali cause di declino della popolazione selvatica, ma sapere che un aquilotto, che hai accudito per mesi investendo soldi di donatori ed energie, gioendo nel vederlo volare per la prima volta, è ora in queste condizioni suscita una rabbia difficilmente descrivibile. Speriamo almeno che sopravviva e possa essere recuperato per i progetti che il GTR porta avanti con gli animali sequestrati e non recuperabili per la liberazione”.

Questo – ha dichiarato Giovanni La Grua, responsabile del Gruppo Tutela Rapaci – non è che un altro episodio dopo le notizie dei giorni scorsi su abbattimenti di cicogna bianca, cicogna nera, poiane e gheppi. A quanto un controllo più accurato del territorio da parte delle autorità competenti? Perchè allora non seguire l’esempio di altre nazioni che in concomitanza con episodi di tal genere hanno decretato l’interruzione dell’attività venatoria?”

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