caccia ibis
GEAPRESS – Il recupero dell’Ibis eremita operato dalle Guardie volontarie del WWF Lombardia, dopo che il progetto Waldrapp aveva reso note le coordinate del segnale satellitare fermo in Valcamonica ormai da 40 ore.

Subito i volontari si sono diretti nella località interessata temendo che il giovane Ibus di nome Enno, potesse essere rimasto vittima di un atto di bracconaggio. Una volta raggiunto il luogo indicato, il corpo del povero animale ha mostrato le ferite ricollegabili ad un colpo di arma da fuoco. Trasportato presso il Centro di recupero di Valpredina, in provincia di Bergamo, l’esame radiografico ha svelato la presenda di decine di pallini di piombo.

Il dubbio che avevamo inizialmente è stato purtroppo confermato – ha spiegato Antonio delle Monache, coordinatore delle Guardie Volontaria del WWF Lombardia – Ci rammarrica il fatto che animali ormai estinti in Europa e che sono al centro di notevoli sforzi per il loro ritorno, vengano distrutti per mano di individui senza scrupoli”.

Questo ennesimo gravissimo atto” – ha aggiunto Paola Brambilla Delegata Lombardia WWF Italia – “mostra con tutta evidenza l’impatto dell’attività venatoria. Abbiamo proprio evidenziato nelle ultime settimane l’abnorme numero di rapaci feriti ricoverati in un mese presso il CRAS Valpredina: un totale di 30 esemplari. A cui aggiungere quelli ricoverati presso il Cras WWF Vanzago, La Fagiana-LIPU e il Cras di Paspardo. In Lombardia come nel resto d’Italia è in atto una vera e propria carneficina“.

Di assenza di speranza in merito al luogo del ritrovamento parla invece Filippo Bamberghi del Nucleo Guardie WWF Lombardia. “Dalle piane di Ono San Pietro più a nord – afferma il responsabile del WWF – scendendo a Losine, Pianborno, Darfo Boario Terme, Artogne sino a Pisogne si spara quasi impunemente. Negli ultimi anni abbiamo operato nella zona congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato e spesso con il supporto dell’Arma dei Carabinieri, come nel caso recente di un cacciatore sorpreso a Ono San Pietro che sparava a piccoli uccelli protetti con l’ausilio di un telefono cellulare”. Il WWF riferisce di capanni di caccia ove venivano abbattuti fino a 300/400 uccelli protetti! “Ancora adesso – ha concluso Filippo Bamberchi – la situazione è gravissima: percorrendo la superstrada chiunque può osservare cacciatori appostati tirare al volo ad uccelli protetti. Il giovane Ibis Eremita Enno ha scelto uno dei luoghi peggiori per fermarsi. Ci aspettiamo ora un decisa presa di posizione delle Associazioni Venatorie bresciane, che finalmente prendano distanza dai comportamenti illegali tanto comuni nella provincia e per una volta abbandonino giustificazioni oramai prive di senso.”

Il WWF invita i cittadini a segnalare eventuali casi di caccia illegale al numero antibracconaggio 328 7308288, o tramite la pagina Facebook www.facebook.com/guardiewwflombardia
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