GEAPRESS – Nuovo intervento contro l’uccellagione, pratica grandemente diffusa in Italia e che vede ogni anno tantissimi piccoli uccelli canori protetti dalla legge, catturati per essere venduti spesso in veri e propri mercati illegali, come quelli di Napoli e Palermo. Ad intervenire gli Agenti del Servizio Tutela del Patrimonio Faunistico della Polizia Provinciale di Cosenza. L’impianto per la cattura dei fringillidi selvatici, era stato sistemato in località Taverna, nel Comune di Montalto Uffugo. Una rete, azionabile tramite una cordicella, era stata adibita per la cattura dei volatili. Già sei cardellini erano rimasti trappolati nella mattinata, mentre altri quattro, utilizzati come richiami, risultavano all’interno delle gabbie. La Polizia provinciale ha così provveduto al sequestro di tutta l’attrezzatura ed alla liberazione (vedi foto) degli uccellini che si presentavano in buone condizioni.

Fino ad oggi la legge consentiva di punire gli uccellatori colti in flagranza, con il reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Questo se l’uccellatore era una persona priva della licenza di caccia. Ora le cose potrebbero cambiare ed anche per il bracconiere privo di licenza di caccia potrebbero valere solo i blandi reati venatori di natura squisitamente contravvenzionale.

Ad esprimersi in tal senso è la Settima Sezione Penale della Cassazione che ha esaminato una Sentenza del Tribunale di Campobasso che aveva a sua volta condannato un bracconiere privo di licenza di caccia, per esercizio abusivo dell’uccellagione, maltrattamento e furto aggravato. Niente furto, solo il piccolo reato di contravvenzione. Così è scritto nella Sentenza depositata lo scorso 3 luglio.

La vicenda è destinata a gettare pessima luce su un principio che sembrava ormai consolidato. La fauna, in sostanza, è patrimonio indisponibile dello Stato. Di conseguenza chi uccide, preleva o detiene senza autorizzazione è imputabile dei reati di furto, furto aggravato e ricettazione. La legge sulla caccia ha però escluso dal campo di applicazione di questi reati chi, in possesso di regolare licenza di caccia, infrange la norma. In pratica i cacciatori sorpresi in atto di bracconaggio non sono imputabili di questi tre reati. Di conseguenza, chi non è in possesso di licenza di caccia, ovvero un bracconiere senza licenza di caccia, è imputabile.

Secondo la Cassazione, per il reato di uccellagione così non è. Curiose le motivazioni addotte dalla Settima Sezione presieduta dal dott. Aldo Grassi.

Secondo la Cassazione, solo per il reato di uccellagione, non c’è differenza tra chi la pratica ed è in possesso di licenza di caccia e chi invece non possiede tale abilitazione. L’uccellagione, in definitiva, è vietata tout court. Di conseguenza non sono neanche minuziosamente previste, come per gli altri reati venatori, le conseguenze dell’inosservanza.

Un passo indietro, dunque, in tema di tutela della fauna già abbastanza traballante nel nostro paese. I bracconieri, in molti paesi, dagli Stati Uniti al Gabon fino alla Malesia, rischiano anni di carcere. In Italia una piccola ammenda.

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