grifone libano
GEAPRESS – Ripresa la stagione della caccia in Libano, sebbene nel paese dei Cedri non vi è un limite a niente, neanche alle specie alle quali potere sparare.

Anche quest’anno, in coincidenza con la migrazione dei grandi uccelli veleggiatori, le pagine dei social network dei cacciatori libanesi, si sono riempite di volti sorridenti di personaggi iperarmati che tengono in mano “mazzi” di Falchi pecchiaioli ed altra fauna protetta dalle Convenzioni internazionali, tra le quali quella di Washington a cui anche il Libano ha recentemente aderito.

L’ultima nefandezza è la foto di un cacciatore sorridente che mostra un Grifone morto. Un animale la cui provenienza non tarderà ad essere individuata considerate le vistose marche alari che mostrano alcuni numeri identificativi. Sicuramente il grande avvoltoio ancora presente in Europa ed Asia, era rientrato in un progetto di ricerca e per questo era stato marchiato con l’intento di risultare individuabile in volo. Ed invece nel mondo c’è un paese i cui cacciatori si possono permettere di abbatterlo, esporlo sul web assieme al loro volto non coperto senza alcun timore di essere individuati e puniti.

In Libano, però, sembra che i cacciatori non siano controllati. Liberi di dare sfogo alla loro “passione”, si accaniscono contro tutto quello che vola. Armati di tutto punto e spesso a bordo di potenti Suv, raggiungo anche i passi di montagna appostandosi per la caccia agli uccelli migratori. Tra questi, da abbattere, anche aquile, falchi, cicogne ed avvoltoi.

Un buco nero, come lo era ad esempio lo Stretto di Messina fino a non molti anni addietro e come ancora avviene a Batumi, in Georgia.  Sparare contro i rapaci non è particolarmente difficile. Gli animali, infatti, possono migrare anche a quote particolarmente basse (a Beirut sono stati documentari veri e propri cacciatori urbani) e concentrandosi a volte in numerose centinaia di individui nei punti particolarmente favorevoli a riprendere quota. Per molti di loro, una volta individuati dai cacciatori libanesi, non vi è scampo.

La fotografia del cacciatore libanese è riportata dal CABS, il gruppo di volontari esperti in antibracconaggio  con sede centrale in Germania e che annovera diversi punti di intervento nei paesi del Mediterraneo, come l’Italia, la Spagna, Malta, Cipro e lo stesso Libano

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