GEAPRESS – Non siamo come nella provincia di Brescia, ma anche altre provincie lombarde non hanno molto da invidiare in merito ad uccellini arrostiti per la polenta. Del resto siamo in Lombardia che, in barba a disposizioni comunitarie e nazionali si è isolata fino ad autorizzare leggine che consentono la caccia a specie protette e particolarmente protette. Bergamo, come entità del bracconaggio praticato con dolorose trappole e reti, viene subito dopo Brescia, ma anche nel lecchese vi sono ancora sacche di resistenza di tradizioni venatorie basate sulla tortura degli animali. Niente spari diretti, ma archetti in legno, oppure trappole a molla che inchiodano in dolorosa agonia i poveri uccellini. Anche in questo caso il business è tutto nella ristorazione, ancora attiva in alcune aree, sebbene circoscritte, della Valsassina.

Si tratta della polenta con i picett, ovvero i pettirossi. Non disdegnano neanche i tordi, ma è il pettirosso la principale vittima di una tradizione venatoria ormai, tutto sommato, invecchiata. Meno giovani, insomma, quantomeno rispetto alle province di Bergamo e di Brescia dove, fino a ieri, i reparti speciali del Corpo Forestale dello Stato hanno colto in flagranza di reato proprio un minore (vedi articolo GeaPress).

Anche nel lecchese, i bracconieri sistemano le cosiddete “tese” ovvero le file di trappole che vengono armate lasciando ben in vista un’esca. In genere larve di insetti oppure bacche molto appetibili per i poveri uccellini. Poi c’è il bracconaggio classico, ovvero agli ungulati ed al gallo forcello. Numeri di caprioli, cervi e cinghiali ben più alti rispetto alle liete comunicazioni sui cacciatori ufficiali fornite, recentemente, dall’Assessore Provinciale alla caccia e alla pesca Carlo Signorelli. 2760 cacciatori in tutta la provincia, solo per considerare i residenti. Alcuni di loro sono autorizzati ad abbattere in totale 177 caprioli cacciabili fin da luglio, e poi, da agosto, 23 cinghiali e 16 cervi. A settembre, invece, i camosci, ovvero l’unica specie che in qualche maniera è incarrellata con i tempi di apertura della caccia ormai molto teorici, visto che un pò in tutta Italia le doppiette sparano anche nei periodi di riproduzione della fauna selvatica.

La Polizia Provinciale fa quel che può. Proprio la scorsa settimana ha colto in flagranza di reato un cacciatore. Aveva sistemato 11 tagliole e 15 archetti in legno, in uno di questi era già morto un picett. Anche l’anno scorso la Polizia Provinciale era intervenuta proprio nel mese di ottobre, quando cioè il bracconaggio è più intenso. Lunghi appostamenti notturini per aggirare le precauzioni dei bracconieri, ottimi conoscitori dei luoghi. Sistemano le trappole e, quando possono, recuperano gli uccellini in agonia o morti da chissà quanto tempo. Il cliente del ristorante compiacente queste cose non le saprà mai. 

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