GEAPRESS – In una dichiarazione diffusa poco dopo la sentenza del TAR Lazio intervenuto a cassare il calendario venatorio regionale, l’assessore alle Politiche Agricole della Regione Lazio Angela Birindelli (nella foto piccola in basso), dichiarava che era “vicina alle istanze del mondo venatorio” e per questo provvederà ad andare incontro alle loro esigenze.

Su questo punto interviene oggi su GeaPress Annamaria Procacci, storica paladina anti caccia fin sui banchi del Parlamento ed attuale Consigliere Nazionale dell’ENPA. “Deve essere ben chiaro – ha dichiarato Annamaria Procacci – che gli uccelli selvatici dopo la decisione del TAR Lazio non si possono sparare. Spero che questo sia chiaro anche alla Giunta del Lazio ed all’Assessore Birindelli che ha dichiarato di essere vicino alle istanze dei cacciatori. La invito – ha concluso Annamaria Procacci – a stare invece vicino alla normativa nazionale e comunitaria la cui violazione, grazie ai calendari venatori illegittimi, ha causato le nuove procedure di infrazione dell’Unione Europea contro l’Italia“.

Procedure che già nel passato hanno causato multe, proprio sugli stessi temi.

Il TAR, ieri, ha così sentenziato: “Accoglie, nei sensi di cui in motivazione, l’istanza cautelare in epigrafe al fine del riesame dell’atto impugnato”.

L’atto impugnato è il calendario venatorio della Regione il quale non avrebbe presentato motivo di ricorso se solo fosse stato rispettato l’art. 42 della legge comunitaria che, questa estate, ha modificato la legge sulla caccia. In tal maniera l’Italia ha voluto evitare le nuove procedure di infrazione dell’Unione Europea avviate anche sulla base di inequivocabili (salate) condanne antecedenti. Per tale motivo si erano disciplinati i periodi di caccia in funzione del parere degli esperti faunistici dell’ISPRA, organo tecnico previsto nella legge nazionale. Gli elementi da attenzionare, in particolare, sono i periodi di migrazione prenuziale, la dipendenza dei nidiacei ed in generale i periodi riproduttivi. Tutte cose che se non rispettate incidono maggiormente sulla consistenza della fauna selvatica. Questa è patrimonio indisponibile dello Stato e solo su deroga (motivata) viene concessa ai pallini dei cacciatori.

La questione è lineare e nel caso di mancato rispetto – come ricordato dall’Avv Valentina Stefutti che ha coordinato per conto del WWF il ricorso – si hanno gli estremi di illegittimità in base ai quali è giustamente intervenuto il TAR del Lazio. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).