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GEAPRESS – La preapertura concessa dalla Regione Lazio nei giorni 2 e 6 settembre prossimi comporterà gravi rischi per la natura. Lo affermano le associazioni ENPA, LAV e le sedi laziali di LIPU e WWF. Secondo i protezionisti proprio in quel periodo sarebbero ancora numerose le specie di uccelli che stanno completando la delicatissima fase della riproduzione. Giovani appena involati ancora dipendenti dalle cure dei genitori.

Per questo appare fin troppo troppo chiaro che l’esercizio venatorio in quel periodo non potrà che arrecare notevoli danni rispetto al naturale compimento del ciclo vitale degli animali selvatici.

Come se non bastasse, aggiungono le associazioni, il calendario venatorio per la stagione 2015/16 emanato dalla Regione Lazio, prevede la caccia nei confronti di ben 13 specie che secondo i dati scientifici ufficiali sono considerate con status di conservazione sfavorevole e che quindi andrebbero tutelate anziché fatte oggetto di caccia. Su questo punto l’articolo 1 della legge 157/92, che dispone le norme per la protezione della fauna selvatica e disciplina l’attività venatoria, è chiarissimo: “Lo Stato, le regioni e le province autonome, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, adottano le misure necessarie per mantenere o adeguare le popolazioni di tutte le specie di uccelli” e ancora: “L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole“.

Critiche anche sui tempi della stagione venatoria. La Regione Lazio avrebbe fatto ulteriori concessioni al mondo venatorio. Secondo LIPU, ENPA, WWF e LAV sono ben 18 le specie che verranno cacciate durante la migrazione prenuziale, cioè in quella delicata fase durante la quale gli uccelli si spostano dai quartieri di svernamento verso le zone di riproduzione.

Tutto ciò avviene nonostante il continuo richiamo della Commissione europea, che lo scorso autunno attraverso la Procedura Pilot (EU PILOT 6955/14/ENVI), ha evidenziato diverse criticità rispetto alla gestione della caccia in Italia, tra le quali proprio l’esercizio venatorio nei confronti delle specie in cattivo stato di conservazione e durante la migrazione prenuziale.

Le associazioni sostengono come sulla necessità di adeguare i tempi di caccia si è già peraltro espresso con chiarezza anche l’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale, che nella sua “Guida” alla stesura dei calendari venatori alla luce dell’articolo 42 della legge Comunitaria 2009, ha appunto evidenziato la necessità di operare una restrizione rispetto alle date di apertura e chiusura della caccia.

“Ci appelliamo al Presidente Zingaretti – affermano le associazioni – affinché ritiri subito l’atto con cui viene concessa la preapertura. Chiediamo inoltre che venga modificato il calendario venatorio secondo le richieste provenienti dalla Commissione europea al fine di evitare che la Regione Lazio sia coinvolta in una futura Procedura di infrazione le cui conseguenze cadranno su tutti i cittadini, che saranno costretti a pagare di tasca proprio le relative sanzioni pecuniarie“.
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