GEAPRESS – Qualche giorno addietro il Parco Regionale dei Monti Simbruini ha diffuso la notizia  dell’avvelenamento di cinque caprioli. Il tutto è avvenuto all’interno dell’area faunistica di Trevi che dal 2008 ospita il grazioso ungulato.

Il Parco annuncia che l’avvelenamento è in effetti occorso lo scorso 23 dicembre ma “prima di puntare il dito contro ignoti ha voluto attendere l’esito ufficiale delle analisi tossicologiche compiute dall’Istituto Zooprofilattico di Firenze“. Forse. A dire il vero il primo responso fu di avvelenamento della tossina prodotta dal Clostridium, un batterio ubiquitario che i caprioli potrebbero avere assunto dal terreno innevato. Cercando l’erbetta, potrebbero aver scavato nella neve ed avere ingerivo, sollevando delle zolle, del terreno contaminato. Certo, però, che tutte e cinque ….

Ad ogni modo si sa che nei Simbruini la situazione è un po’ difficile. Abusivismo edilizio e bracconieri hanno generato un clima esplosivo, ma proprio nella zona di Trevi la situazione è un po’ meno congestionata. Vi è poi l’incredibile storia della mega strada inutile da 1,5 milioni di euro da costruire con i soldi pubblici all’interno dell’area naturalistica di Fosso Foio … mentre al Parco mancano i soldi per i pattugliamenti e quelli dell’antincendio sono arrivati a fine ….ottobre! Poi le italiche polemiche sui cambi dirigenziali in funzione degli assetti politici locali. Polveroni e polverini, e nel frattempo, lo scorso dicembre, un lupo venne trovato ucciso legato all’addome da un laccio cappio dei bracconieri (vedi articolo GeaPress).

Ritornando ai caprioli il Parco, per fortuna, aveva inviato dei campioni di fegato all’Istituto Zooprofilattico di Firenze. Ora il responso dell’esame tossicologico. Il veleno, rimasto misterioso, l’ha gettato l’uomo. Il Parco auspica la collaborazione dei cittadini per arrivare a scoprire i responsabili dell’avvelenamento, ancor più vigliacco perché all’interno di un area circoscritta.

Secondo Massimiliano Rocco del WWF Italia, “si tratta di un atto molto grave che mette ancora una volta in evidenza l’estrema facilità con la quale è possibile reperire veleni letali. Nel Parco Regionale dei Simbruini – aggiunge Rocco – occorre una solerte opera sia di repressione dei reati perpetrati contro la natura ma anche un chiaro intervento politico che miri innanzi tutto ad una capillare azione di educazione“.

Troppi interessi gravitano negativamente sul futuro del Parco il quale, tiene a sottolineare Rocco, rappresenta l’indubbio areale di espansione dell’Orso marsicano. In altri termini, se blocchiamo il Parco bloccheremo anche le possibilità di salvezza dell’orso.  Appena cinquanta individui secondo il Parco Nazionale Abruzzo Lazio e Molise, ovvero una cifra nettamente al di sotto della soglia di sopravvivenza. Dal 1980 al 2010 sono stati rinvenuti 68 orsi morti.

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