GeaPress – Ne avevamo parlato poche settimane addietro (vedi articolo GeaPress). Per evitare i ricorsi del WWF innanzi ai Giudici Amministrativi, la Regione Abruzzo aveva varato un calendario venatorio non più con atto amministrativo, ma addirittura per legge. L’escamotage serve ad allungare i tempi del ricorso consentendo di fatto ai cacciatori di andare a sparare come da richieste pervenute. Se poi lo hanno fatto in maniera illegittima nessuno risponderà degli animali ammazzati.

Il ricorso, infatti, si può sempre fare, ma deve essere indirizzato non più al povero TAR, ma al Presidente del Consiglio dei Ministri il quale, dopo averlo valutato, lo invia alla Corte Costituzionale. Ed è quello che è avvenuto in Abruzzo. Il WWF, autore del ricorso, plaude all’iniziativa del governo sottolineando le numerose violazioni sia delle normative comunitarie che nazionali, con particolare riferimento ai periodi di caccia.

Secondo il WWF, infatti, la legge regionale approvata il 3 agosto, prevede per ben 12 specie su 30, periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo nazionale delegato, tra l’ altro, al controllo della programmazione venatoria) aveva inoltre chiesto alla Regione di introdurre particolari precauzioni su 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo, ma quest’ultima non ha seguito queste indicazioni.

Infischiandosene delle precise osservazioni presentate dal WWF – ha dichiarato Dante Caserta, consigliere nazionale WWF – in Abruzzo hanno pensato bene di introdurre periodi di caccia completamente in contrasto con le normative comunitarie in materia di tutela delle specie“. Nonostante il motivato ricorso del WWF, l’Assessore alle politiche agricole e di sviluppo rurale, forestale, caccia e Pesca della Regione Abruzzo, ha continuato ad attaccare il WWF. “Ora dovrebbe chiederci scusa – ha continuato Dante Caserta – e ridare almeno la delega alla caccia visto che continua ad accumulare censure come mai si era verificato nella storia della caccia nella regione“.

Nello scorso agosto l’Assessore Febbo aveva riferito, a proposito del WWF, che aveva mirato “ad impedire di fatto l’esercizio della caccia e non ad essere propositivi ed a trovare soluzioni condivise”. Avrebbe, pertanto, continuato la sua ”politica tesa a ridare dignità alla categoria dei cacciatori, che svolge una delle attività più antiche al mondo”. Figuriamoci se ora vuole chiedere scusa. “Non credo debba scusarmi di nulla» ha dichiarato adesso. Non lo chiede neanche quando coinvolge PD e IDV che hanno votato come lui, prendendosi l’immediata smentita dell’IDV che aveva votato contro.

Intanto il Governo Berlusconi lo ha inviato alla Corte Costituzionale. Anzi, no. Perché lo stesso Febbo precisa che anche qui le cose stanno diversamente. Il Consiglio Regionale ha stravolto la sua legge. Se no chissà cosa sarebbe successo. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).