cinghiale
GEAPRESS – Una notizia che potrebbe condizionare il futuro stesso della caccia in Italia, specialmente di quella al cinghiale. Si tratta della sperimentazione, in atto nel Parco regionale della Maremma, di una pillola anticoncezionale, da destinarsi alla popolazione di cinghiale presente nell’area protetta.

A riferirlo è la LAC (Lega Abolizione Caccia) delle Marche che sottolinea come il farmaco è stato scoperto e messo a punto da una ricercatrice italiana, Giovanna Massei, che lavora in Inghilterra. Qui sarebbe già stato sperimentato con ottimi risultati.

Nell’area protetta italiana la pillola verrà fatta assumere ai cinghiali mescolata al cibo distribuito con appositi dispenser.

Se, come i ricercatori ed i biologi sono convinti – afferma Danilo Baldini, Delegato LAC delle Marche – la sperimentazione nel Parco della Maremma avrà effetto, determinando una drastica riduzione della riproduzione e quindi della popolazione dei cinghiali, allora la “cura” potrà essere applicata anche ad altre aree protette in Italia e, in prospettiva, estesa a tutto il territorio nazionale. E’ naturale, quindi, che se la pillola darà i risultati sperati, determinando nel giro di pochi anni una radicale diminuzione dei cinghiali sul territorio nazionale, con evidenti benefici sia per l’agricoltura che per la sicurezza stradale, a quel punto non avrà più senso praticare la caccia a questo animale“.

Si tratterà quindi – ha aggiunto il responsabile della LAC – di un banco di prova decisivo, soprattutto per i nostri politici ed amministratori, che dovranno assumersi le loro responsabilità e decidere da che parte stare: se dalla parte degli agricoltori e dei cittadini comuni, oppure dalla parte dei cacciatori, come finora hanno sempre fatto. Si capirà quindi, una volta per tutte, se la caccia al cinghiale in Italia sia stata finora una pratica necessaria per il contenimento dei cinghiali, o se invece, come pensiamo noi, sia stata fra le cause principali della loro proliferazione, apportando però in compenso dei grandi benefici economici agli stessi cacciatori, grazie alla vendita dei capi abbattuti ai ristoratori specializzati in cacciagione! Per quanto riguarda la Regione Marche, come LAC, chiediamo intanto che il farmaco venga immediatamente testato anche nel Parco nazionale dei Sibillini e nei Parchi regionali di Frasassi e Gola della Rossa e del Conero, ovvero in quelle aree protette dove da anni viene praticata la caccia di selezione al cinghiale”.

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