GEAPRESS – Erano destinati per la polenta ed osei del nord Italia. Su questo gli inquirenti non hanno dubbi. E poi la ritorsione, sebbene con la mira sbagliata. Non erano volontari della squadra antibracconaggio della LIPU, i turisti ai quali hanno tagliato le gomme delle auto. Semplici turisti che stavano praticando il birdwatching. Erano addirittura arrivati, del tutto scollegati dai primi, quando la squadra antibracconaggio era già andata via.

Ad essere, invece, filmati e denunciati dalle squadre antibracconaggio della LIPU, intervenute con il responsabile Giovanni Malara, tre bracconieri, uno dei quali fuggito alla vista dei Carabinieri. Singolare il quadretto che se ne ricava. Un cacciatore lampedusano, infatti, forniva al bracconiere del nord Italia, non solo fucile e consigli per la sistemazione. Nel pacchetto vi era pure il figlio che funzionava da accompagnatore. Talmente sicuri che nessuno li avrebbe fermati da fare indurre il padre, provvisto di regolare porto d’armi uso caccia, a consegnare le armi al figlio. Quest’ultimo, però, era sprovvisto di porto d’armi, così come lo era il cacciatore di frodo del nord italia trovato in possesso di 43 allodole abbattute. L’unica cosa non prevista era la presenza della squadra antibracconaggio della LIPU. Il padre è stato denunciato per incauta custodia delle armi e perderà lo stesso porto d’armi. Il figlio ed il bracconiere del nord italia sono stati denunciati per porto abusivo di armi e caccia in zona protetta.

L’operazione dei volontari antibracconaggio LIPU è scattata nei giorni scorsi sull’isola siciliana in un contesto di illegalità diffusa. Molto frequente, dicono alla LIPU, l’uso di richiami illegali per allodole, e molto diffusa la caccia all’interno della Zona di Protezione Speciale dove, in base al calendario venatorio, non si potrebbe sparare. Altissima, sempre secondo la LIPU, la presenza di cacciatori provenienti dal nord Italia. Approfittano dell’assenza di controlli per uccidere migliaia di passeriformi, anche protetti, successivamente destinati al mercato illegale dei ristoranti settentrionali.

Cacciatori in trasferta ed in buona parte provenienti dalla provincia di Brescia. Un elenco molto lungo, già per il solo mese di ottobre, nonostante, per le trasferte al sud, il mese migliore sia novembre. Era bresciano, il cacciatore fermato nei giorni scorsi a Manduria, in provincia di Taranto, dalla Polizia Provinciale. Sequestro dei due fucili e 22 allodole stecchite. Altri quattro bresciani sono stati, invece, fermati dai Carabinieri di Cutro e Roccabernarda in un intervento congiunto alle Guardie dell’ANPANA. Richiami vietati e 70 allodole uccise. Da Collebeato (BS) arrivava, inoltre, il cacciatore di frodo fermato nel Parco del Circeo. Di Lumezzane (BS) il bracconiere fermato dai Carabinieri con la Range Rover adibita al trasporto di una cella frigorifera stracolma di uccellini uccisi. Da Cottolengo (TO), invece, lo sparacchiatore fermato in provincia di Cosenza. Richiami acustici vietati e 50 allodole uccise. 17 pispole ed una passera mattuggia, invece, nel bottino sequestrato di nuovo ad un bresciano, dalla Polizia Provinciale di Cosenza. Il tutto per un piatto, quale quello della polenta ed osei che continua evidentemente a muovere interessi economici in grado di coprire anche le spese di trasferta. 

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