bracconiere richiamo
GEAPRESS – Sarebbero accessi tutti il giorno finanche all’interno della Riserva Naturale. Si tratta dei richiami acustici utilizzati in maniera illegale che, ad avviso dei volontari del CABS, verrebbero massicciamente utilizzati.

Nei giorni scorsi, infatti, alcuni volontari antibracconaggio hanno raggiunto l’Isola di Lampedusa (AG), per appurare il rispetto delle normative venatorie. Questo per una verifica che faceva seguito alle situazioni di incontrollata illegalità che erano state riscontrate negli anni passati.

La situazione che si è presentata ai loro occhi, però, superava ogni immaginazione. Secondo il CABS, infatti, l’isola era in mano ad una trentina di bracconieri, posizionati senza interruzione dall’alba all’imbrunire nelle zone di macchia poste nella parte occidentale ed in minor misura in zone alberate situate nella contrade centro-meridionale. Dai sopralluoghi si sarebbe così evinto come questi soggetti si sono dedicati, freneticamente e del tutto indisturbati, all’attività di bracconaggio, cacciando tutti con l’ausilio di richiami acustici elettromagnetici di genere vietato riproducenti il verso del tordo bottaccio. Il richiamo, come è noto, serve ad attirare gli uccelli in migrazione ed abbatterli in gran numero.

Di rilevo, a tal proposito, quanto asserito dal CABS in merito a quella che viene definita una “attività abusiva ed incontrollata di caccia“. I luoghi prescenti dai bracconieri sarebbero stati anche all’interno della Riserva Naturale Orientata “Isola di Lampedusa”, dove ovviamente ogni tipo di attività venatoria sarebbe vietata. Dentro la Riserva, infatti, sostava il maggior numero di tordi, in fase di riposo dopo il lungo volo migratorio, intenti a cibarsi delle bacche disseminate tra la vegetazione.

I volontari hanno effettuato foto e riprese video dei bracconieri, documentando la loro attività illecita, ma hanno subito pressanti inviti da parte di alcuni di questi ad abbandonare immediatamente la zona per non subire danni all’autovettura. Minacce che sono state prese in seria considerazione, visto che con ogni probabilità si trattava degli stessi soggetti che qualche anno addietro hanno squarciato le reti di inanellamento dei ricercatori dell’ISPRA e bruciato la loro auto.

Della gravissima situazione di illegalità veniva subito messo a conoscenza il Comando Carabinieri di Lampedusa. L’isola è infatti colpevolmente priva di un Comando del Corpo Forestale. Il CABS però riporta di oltre 30 telefonate di segnalazione effettuate in tre giorni, ricevendo quella che viene definita una “scarsissima assistenza“.

Ai volontari non è rimasto altro che depositare in caserma 4 esposti-denuncia contro altrettanti bracconieri ripresi con le telecamere, con l’indicazione del numero di targa dell’autovettura utilizzata, per favorirne il riconoscimento e la segnalazione all’Autorità Giudiziaria.

La situazione venatoria a Lampedusa è sconcertante – afferma Giovanni Malara, responsabile del CABS per la Sicilia – Una trentina di malintenzionati pretende di comandare sull’isola, limitando persino il diritto alla libera circolazione delle persone. Denunciamo con tutta la nostra forza il totale disinteresse verso l’abusivismo venatorio da parte della Regione Sicilia, che ha competenza in materia di caccia e di tutela della fauna selvatica e che non ha mai provveduto a ripristinare sull’isola, nonostante la sua grandissima importanza per le specie migratorie, l’indispensabile presidio forestale. Non possiamo al contempo non evidenziare come l’Arma dei Carabinieri, che sulla caccia ha competenze specifiche, identiche a quelle della forestale, nonostante siano da tempo molto diminuiti gli sbarchi di profughi provenienti dal Nord Africa, non sia in grado di arginare in alcun modo i diffusi fenomeni di bracconaggio, in un territorio privo di qualsiasi asperità e pertanto facilissimo da controllare”.

(Nella foto del CABS, bracconiere con richiamo)

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