GEAPRESS – Allodole, pispole, pivieri, nel carniere del cacciatore che a Lampedusa si diverte pure con il tiro al bersaglio degli uccelli feriti. Un vero e proprio plotone d’esecuzione, filmato dai volontari della LIPU nei giorni di campo antibracconaggio condotti nell’isola delle Pelagie. Un problema, quello dell’illegalità venatoria, non solo di Lampedusa ma di tutte le piccole isole siciliane assalite sia da cacciatori locali che del centro e nord Italia.

La scena più raccapricciante, i volontari della LIPU sono riusciti a riprenderla nella drammatica interezza (vedi filmato). Un Piviere dorato, specie protetta dalla legge, prima impallinato, poi nascosto ancora vivo nella tasca del giubbotto, infine messo a terra ed “attivato” con un calcio. Fatto allontanare e richiamato con l’apposito vocalizzatore ed infine ucciso con un colpo di fucile. Un atto di inaudita e gratuita violenza, punibile con il reato di maltrattamento di animali.

E dire che nei giorni di dicembre a Lampedusa si sarebbe dovuto sparare solo al coniglio selvatico (… teorico calendario venatorio alla mano). Ed invece non solo cacciatori locali, tutti a sparare uccelli, ma gli altri appositamente arrivati dalle regioni del centro e nord Italia. Una diffusa ed impunita illegalità, comune a parecchie isole della Sicilia.

Quattro giorni di appostamenti, nascosti dietro i muretti a secco. I richiami elettromagnetici che emettevano in continuazione versi e canti di uccelli. Mezzi vietati dalla legge, ed invece diffusamente presenti. Poi la peggiore beffa. All’ arrivo dei Carabinieri, chiamati dai volontari della LIPU, il richiamo viene spento a distanza grazie al telecomando. Ove si è riusciti a recuperali, le macabre scoperte. Tra queste un altro Piviere dorato (nella foto), segno questo che uno stormo si era posato sull’isola. Sfinito dalla migrazione, la sua sosta si è però trasformata in una trappola. Gli animali, infatti, sono stanchissimi e non riescono a riprendere la traversata del mar Mediterraneo. Quando arriva il colpo di fucile, i poveri animali si spostano terrorizzati dall’altra estremità dell’isola la quale viene però raggiunta in pochi minuti dalle automobili dei cacciatori. La strage, così, riprende.

Ovunque teste mozzate di uccellini, ali, corpi spezzati ed una marea di cartucce abbandonate. Incalcolabile il velenosissimo piombo distribuito nell’ambiente. La LIPU ha denunciato il tutto ai Carabinieri ed alla Procura della Repubblica di Agrigento.

Per il 2011 – dichiara Fulvio Mamone Capria, Vice Presidente LIPU – stiamo studiando con le Forze dell’Ordine una strategia per reprimere questo scandaloso fenomeno, la cui gravità è sotto gli occhi di tutti. La LIPU – conlcude il Vice Presidente – organizzerà a supporto di queste azioni dei turni di sorveglianza e monitoraggio aperti a tutti i volontari LIPU, per contrastare in modo efficace la caccia illegale“.

A Lampedusa, intanto, erano presenti solo loro, i volontari, nell’isola di nessuno. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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