GEAPRESS – Strane coincidenze, cose che a dirle si viene smentiti, ma poi chissà perché capitano, ed anche dolorosamente.

La povera volpe rinvenuta dalle Guardie del WWF e della LAC a Trinità, in provincia di Cuneo, aveva ancora il laccio di acciaio stretto nell’addome. L’animale era sicuramente passato lungo un sentiero abituale, dove il bracconiere aveva piazzato l’orrendo laccio-cappio fornito di nodo scorsoio. In tal maniera, recentemente, sono morti in Italia due lupi. Uno in provincia di Cosenza all’interno del Parco Nazionale del Pollino (vedi articolo GeaPress) ed un’altro nel Parco Regionale dei Monti Simbruini, nel Lazio (vedi articolo GeaPress). I lupi corrono appresso agli ungulati che, evidentemente, sono riserva esclusiva dei predatori a due gambe. Questo quanto elencato tra le cause di criticità delle popolazioni di lupo italiano, finanche in autorevoli pubblicazioni scientifiche.

Chissà, per Trinità, cosa può essere successo. Certo che vedere una volpe, da sola, correre appresso ad un grosso cervo, è un po’ difficile da immaginare. Forse un uccello, facile preda se allevato come un pollo da cortile da vendere alla Provincia che deve “ripopolare” per l’attività venatoria. In effetti a Trinità vi è uno di questi allevamenti e la volpe con il laccio d’acciaio stretto sulla pancia è stata trovata appesa alle reti che detengono fagiani da puntare e sparare (una volta “liberati”). Un po’ come in Sudafrica avviene con i leoni allevati per i cacciatori occidentali, ovviamente anche italiani (vedi articolo ed intervista GeaPress).

Sugli allevamenti di selvaggina italiana non è neanche la prima volta. Tra le cause che avevano scatenato le bramosie avvelenatorie di cinque persone (tra cui alcuni cacciatori) della provincia di Forlì Cesena, vi era proprio il presunto disturbo arrecato ad una azienda faunistico venatoria (vedi articolo GeaPress). In quel caso, però, a morire furono sette cani su un numero più elevato di incidenti rimasti senza colpevole. In Toscana, poi, si rasentò il paradosso. La condanna che colpì i distributori di uova avvelenate in prossimità di una di queste aziende (vedi articolo GeaPress) venne ostacolata dalla difesa come “esempio di fulgida ignoranza” frutto di manie poliziesche.

A Trinità, intanto, le Guardie del WWF e della LAC, hanno proseguito i sopralluoghi per scongiurare la presenza di altre trappole. Il ritrovamento è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per il necessario proseguo delle indagini.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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