pecchiaiolo
GEAPRESS – Parte da lontano l’inchiesta sul bracconaggio in Italia che ha consentito all’Unione Europea di aprire una procedure Pilot, propedeutica all’infrazione, in danno al nostro paese (vedi articolo GeaPress ) così come annunciato nei giorni scorsi dall’Europarlamentare Andrea Zanoni.

Secondo la documentazione riservata venuta in possesso di GeaPress, la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea aveva inviato nel giugno 2013 alle Autorità italiane, un documento di tre pagine fitto di rilievi in tema di bracconaggio. Un puntiglioso elenco di località ma anche di una inquietante nota ove si apprende che “la Commissione è stata informata che le risorse a disposizione del N.O.A. [ndr: il  Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato] sono state progressivamente ridotte negli ultimi anni, con conseguenze negative sul numero e la durata  delle operazioni anti-bracconaggio effettuate e sul personale impiegato, mettendo quindi a rischio la sua capacità di affrontare adeguatamente i diffusi e gravi fenomeni di bracconaggio presenti in Italia”.

Fenomeni che la Commissione elenca uno ad uno alla nostra Autorità nazionale.

Con un documento della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Politiche Europee, inviato a ben tre Ministeri, oltre che alla rappresentanza italiana a Bruxelles, tali rilievi diventano però una “presunta esistenza in Italia di diffusi fenomeni di bracconaggio…“. Non sappiamo quali sono le risposte pervenute dai Ministeri dell’Ambiente, delle Politiche Agricole e degli Affari Esteri, entro il due settembre scorso. Non vi sono però notizie, che la procedura avviata dall’Europa si sia fermata.

Sebbene l’Italia rigiri ai suoi Ministeri sul “presunto” bracconaggio, l’Europa, invece, indica inequivocabili e numerosi riferimenti di esistenza in vita di un  fenomeno molto diffuso.

La Commissione, infatti, rileva come “le attività di bracconaggio in Italia, oltre a rappresentare una violazione ” della Direttiva di settore “determinano numerosi problemi di conservazione delle specie di avifauna, con possibili impatti negativi anche in altri paesi dell’Unione Europea …“. Numerosi gli ambiti territoriali e geografici interessati e che comprendono anche aree critiche per l’avifauna pure nel periodo della riproduzione e della migrazione. Dunque, riferisce sempre la Commissione, la necessita di rafforzare l’impegno “di tutte le competenti autorità italiane” contro il bracconaggio e per il rispetto della Direttiva di settore.

Le “dettagliate” informazioni richieste dalla Commissione Europea alle autorità italiane riguardavano il Delta del Po (bracconaggio in periodo di riproduzione, con mezzi vietati e da appostamenti fissi abusivi), la Sicilia (bracconaggio ai rapaci in nidificazione), Sardegna meridionale (uccellagione e vendita abusiva presso ristoranti e agri-turismi), Brescia e le sue valli (uccellagione, trapole e richiami vietati), Calabria (bracconaggio con reti e fucili ed in particolare ai falchi pecchiaioli in migrazione), Foggia (bracconaggio ad anatidi e cattura illegale allodole), Caserta (bracconaggio nelle “vasche della camorra”), le isole di Ponza ed Ischia (bracconaggio ai piccoli passeriformi migratori).

In  base a questo elenco la Commissione richiede a sua volta  dettagliate informazioni circa i controlli eseguiti, numero operazioni antibracconaggio, numero ristoranti e agri-turismi controllati (Sardegna), numero imbalsamatori e falconieri controllati (Sicilia), risultati in generale ed in particolare come nel caso del numero dei reati contestati, numero bracconieri identificati, numero di casi perseguiti dall’autorità giudiziaria, dettagli su sanzioni amministrative e penali ed in ultimo, in riferimento al Delta del Po, quanti appostamenti fissi irregolari sono stati rimossi.

Alla luce delle considerazioni già espresse sul NOA la Commissione Europea ha inoltre chiesto di sapere sulle risorse umane e finanziarie negli ultimi dieci anni, numero durata e personale impiegato negli ultimi dieci anni nel corso delle operazioni antibracconaggio ed in ultimo le “previsioni delle autorità italiane circa il futuro utilizzo del NOA in altre delle situazioni elencate”. In altri termini, tanto per essere precisi, la Commissione ha voluto sottolineare “oltre alle tradizionali operazioni Pettirosso nelle valli bresciane e Adorno in provincia di Reggio Calabria“.

Si ricorderà, infatti, come le operazioni “Pettirosso” e “Adorno” riguardano gli interventi storici del NOA nel bresciano ed a Reggio Calabria, già criticati dalle associazioni per l’inadeguatezza numerica degli uomini messi in campo. L’Europa, ora, ha chiesto di sapere di altri interventi oltre quelli di … tradizione.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati