GEAPRESS – E’ di ieri la notizia in merito al provvedimento della Regione Toscana che ha aumentato i giorni di caccia di cosiddetta selezione ai cuccioli di daino e capriolo (vedi articolo GeaPress). Oggi una notizia all’agrodolce. Brutta perché riprende la morte di due femmine gravide di cervo. Positiva almeno per la parte di alcuni cacciatori dell’Alto Adige, che chiedono pene più severe.

Lo ha fatto il Presidente dell’Associazione cacciatori Alto Adige, Heinrich Auckenthaler, condannando il gesto, ma anche l’ex cacciatore Ernst Watschinger che ha sottolineato come i suoi ex “colleghi” non rispettano le leggi sulla caccia in vigore in Alto Adige. Da esperto, visto che per anni ha imbracciato la doppietta, ha sostenuto la necessità di spostare la stagione venatoria degli ungulati ai mesi invernali, soprattutto per evitare l’uccisione di femmine gravide o con i cuccioli che restano orfani. Uccisione che comunque non può essere evitata del tutto, come successo alla cerva gravida freddata, in pieno inverno, nella provincia di Trento (vedi articolo GeaPress).

Almeno l’intenzione, però, è salva. Tutto l’opposto, cioè, di quello che continua ad essere autorizzato non solo in Trentino Alto Adige ma anche in Toscana, in Veneto (vedi articolo GeaPress) ed in altre regioni ancora.

Per l’Eurodeputato Andrea Zanoni, dovrebbe ora far riflettere come gli stessi cacciatori chiedano pene più severe. Quanto rischia l’uccisore delle due cerve gravide di Sesto Pusteria? Ottanta euro di sanzioni, previsti attualmente per un “bersaglio” sbagliato.

Secondo Zanoni, che è anche Presidente dell’intergruppo sul Benessere degli animali al Parlamento Europeo, è “ancora più grave sapere che ad un atto del genere corrisponda una pena irrisoria. Purtroppo, però, – ha aggiunto l’Europarlamentare – in moltissime zone d’Italia il via libera per uccidere mamme gravide di cervo e capriolo, oppure i cuccioli delle stesse specie, arriva addirittura dalle pubbliche amministrazioni“. Un fatto che, sempre secondo Zanoni, dovrebbe invece essere severamente punito in un paese civile.

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