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GEAPRESS – Un intervento mastodontico che trova la sua motivazione giuridica nella modifica della legge sulla caccia che lo scorso 24 giugno ha esteso anche agli uccelli importati dall’estero (con l’esclusione di sole poche specie) il divieto di vendita, acquisto e detenzione.

In pratica la polenta e osei con i passeri importati dal Nord Africa, come dalle aree balcaniche, non si può più fare con buona pace di chi in questi mesi (politici compresi) ha gridato quasi all’affronto nei confronti di sacre tradizioni.

Uccelli, riferisce il Corpo Forestale dello Stato in un articolo di Flavio Rosati pubblicato nel numero di gennaio/febbraio de “Il Forestale”, che vengono catturati con l’ausilio di reti e trappole. Mezzi di caccia illegali in Italia ma ancora consentiti in Nord Africa. Nei corpicini della piccola avifauna posta sotto sequestro, non vi erano tracce di colpi di arma da fuoco.

Un fenomeno massiccio, sempre secondo la Forestale, che si evince già dai numeri del sequestro operato lo scorso dicembre (vedi articolo e Fotogallery GeaPress).

Dalle indagini è emerso come in soli sei mesi sarebbero stati commercializzati ben 405.000 uccelli in ben 24 province italiane. Il luogo di partenza era la Tunisia. I corpicini degli animali posti sotto sequestro (si trattava prevalentemente di passeri e storni) sono stati 20.000. Quattro le Procure interessate tra Marche, Toscana ed Emilia Romagna. Gli animali che si pensa siano stati coinvolti nel commercio (la Forestale ha sequestrato copiosa documentazione) sono però almeno 800.000. Il loro destino sarebbe stato quello dei piatti tipici delle regioni Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana.

Una operazione in grande stile coordinata dal NIPAF del Corpo Forestale dello Stato di Macerata.

Meno noto, però, è come il tutto sia partito. Una segnalazione proveniente da un piccolo paesino dell’alto marchigiano. Segnalazione che era arrivata al numero delle emergenze del Corpo Forestale dello Stato 1515. 

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