GEAPRESS – Li hanno scovati di notte, pronti ad appostarsi per uccidere la fauna selvatica a nord del Sulcis, in Sardegna. I Forestali del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Cagliari e della Stazione Forestale CFVA di Villacidro (VS) sono intervenuti in località Gutturu Forru nel complesso forestale di Monti Mannu. I bracconieri stavano piazzando i famigerati cappi in filo metallico con il quale rimangono imprigionati i cinghiali e, più a sud, il rarissimo cervo sardo. Il fucile aveva finanche la matricola abrasa. Durante le perquisizioni domiciliari trovati i mezzi di cattura illegale, munizioni e le esche per attrarre gli animali selvatici.

La Forestale ha così informato il PM dott. Emanuele Secchi il quale ha disposto la conduzione in carcere di due uomini di Villacidro.

Il Dirigente del Servizio di Cagliari Dr. Giuseppe Delogu ha sottolineato “l’elevata attenzione del personale del Corpo, anche durante la campagna antincendi, a tutte le attività dannose all’ambiente, come lo smaltimento illecito di rifiuti e, come in questo caso, la caccia di frodo”.

GEAPRESS ha intervistato il Commissario Fabrizio Madeddu, che ha diretto l’operazione.
GEAPRESS – Commissario, a cosa servivano i “cappi” che avete sequestrato?
COMMISSARIO MADEDDU – Il cappio è un meccanismo semplice quanto crudele, oltre che illegale. E’ costituito da un filo metallico con il quale si costruisce un vero e proprio cappio, con un nodo di tipo savoia. Tenuto da due asticelle, il cappio è sistemato lungo un sentiero dove solitamente transitano gli animali, in genere in leggera discesa.

GEAPRESS – Cosa succede al passaggio dell’animale?
COMMISSARIO MADEDDU – Se trattasi di cinghiali, come nella zona dove siamo intervenuti, l’animale rimane in genere impigliato per il collo. Il cappio non perdona. Il nodo può solo scorrere. Più l’animale tira per scappare, più il cappio si stringe, senza potersi più allargare. E’ una morte dolorosa e spesso lunga, comunque mai quanto quella del cervo.

GEAPRESS – Ci dica.
COMMISSARIO MADEDDU – Riguarda altra zone, come nel Sulcis. Il cervo rimane impigliato per la zampa. A forza di tirare, spesso per ore, il nodo penetra via via nella ferita e di fatto il cervo, tirando, finisce per staccarsi la zampa. Ne abbiamo trovati così in condizioni che le lascio immaginare.

GEAPRESS – Quanto è diffuso il fenomeno dei cappi?
COMMISSARIO MADEDDU – Purtroppo è ancora diffuso. Nel Sulcis il bracconiere arriva a piazzare fino ad un’ottantina di cappi ….

GEAPRESS – Un singolo bracconiere?
COMMISSARIO MADEDDU – Proprio così. Faccia conto che in genere rimangono catturati da tre a cinque animali. Nel luogo dove siamo intervenuti in genere ne vengono piazzati in minor numero. Il fenomeno nel territorio di Villacidro è meno frequente di altre aree, ad esempio più a sud dove più alta è la copertura boscosa, ma l’impatto sull’ambiente, capirà, è comunque notevole.

GEAPRESS – Ma in aree meno boscose, come a nord del Sulcis dove si utilizzano meno cappi, il bracconaggio è meno diffuso o vi sono altre forme?
COMMISSARIO – No, è più diffuso il bracconaggio con il fucile. Dipende, come le dicevo, dal tipo di ambiente.

GEAPRESS – Ritornando ai cappi, si tratta tra l’altro di un metodo di caccia non selettivo…
COMMISSARIO – Infatti, nel cappio può rimanere quasi di tutto.

GEAPRESS – Durante la perquisizione domiciliare avete rinvenuto un certo quantitativo di mandorle vicino ai cappi pronti per l’uso.
COMMISSARIO – E’ la pastura che tipicamente viene utilizzata per i cinghiali. Gli animali ne vanno ghiotti ed in tal maniera vengono indirizzati verso il cappio.

GEAPRESS – E’ vero che in casa dei due arrestati avete trovato pure selvaggina, una testa o altre parti…
COMMISSARIO – Si, una testa, una testa di cinghiale.

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