GEAPRESS – Una rarissima cicogna nera abbattuta a Levanzo, in Liguria. Poi un’Aquila minore nelle Riserva naturale di Pian di Spagna, tra le provincie di Como e Lecco. E poi ancora un Gufo di palude a Massa, in Toscana. Un Falco pellegrino a Roma, e poi decine di altri rapaci ma anche aironi, finiti a colpi di fucile da caccia. Finiti nel vero senso della parola, come nel caso della stessa Cicogna nera e del Gufo di palude.

E lo Stato cosa fa? Le Province, denuncia il Presidente Nazionale della LIPU Fulvio Mamone Capria, disimpegnano in altri servizi gli Agenti della Polizia Provinciale, mentre, da alcuni rappresentanti politici dell’estremismo venatorio, arrivano ridicoli tentativi, sempre secondo la LIPU, di fermare l’azione antibracconaggio del Corpo forestale dello Stato ed in particolare delle squadre speciali del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio).

Numerosi sono stati gli uccelli appartenenti a specie protette arrivati nei centri recupero fauna selvatica della LIPU nelle ultime due settimane. Quattordici i rapaci ricoverati, quattro dei quali deceduti in seguito alle ferite riportate, nelle strutture LIPU a Roma, Livorno, Palermo e Trento: sei poiane (di cui 1 deceduta e 1 irrecuperabile), tre gheppi (uno deceduto), due falchi pecchiaioli (attualmente in cura), un lodolaio (deceduto), uno sparviere e un falco pellegrino. Colpiti anche quattro aironi cenerino, di cui tre deceduti e uno curato e liberato al centro recupero LIPU di Casacalenda (CB), struttura che ha inoltre curato sette cardellini utilizzati come richiami vivi dai bracconieri (uno è deceduto) e provenienti da un sequestro del Corpo forestale dello Stato a Sepino (CB).

Uno scempio fuori da ogni logica e controllo contro il quale, la LIPU, promette di essere vigile affinché lo Stato continui a fare con determinazione la propria parte nella lotta a questi fenomeni.

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