GEAPRESS – Da stanziali a migratori, bracconieri e cacciatori non mollano la preda. A mettere in evidenza il pericolo di bracconieri provenienti da fuori regione è oggi il Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Campobasso. Oggetto della caccia in particolar modo volatili.

L’ultimo fermato, ad ogni modo, in quella provincia è uno sparacchiatore locale trovato dal Comando Stazione di Petacciato Scalo in possesso di un richiamo acustico (mezzo vietato dalla legge) a funzionamento elettromagnetico.  A lui sono stati sequestrati fucile, richiamo e munizioni.

Il bottino è stato, invece, ben più ampio nelle campagne salentine. La Polizia Provinciale di Lecce ha fermato infatti sette cacciatori, quattro dei quali provenienti dalle province di Roma e Perugia. Usavano richiami elettromagnetici e due di loro sono stati fermati addirittura all’interno di un’area protetta. Anche in questo caso la Polizia Provinciale ha sottolineato la presenza di cacciatori provenienti da altre regioni d’Italia.
Sequestrati armi, munizioni, fauna selvatica abbattuta e i richiami acustici. Anche secondo la Polizia Provinciale il danno causato da quest’ultimo mezzo di caccia, vietato dalla legge, è molto elevato in modo particolare per le specie migratorie. Gli animali, infatti, vengono in abbondanza così richiamati ed abbattuti con estrema facilità da persone senza scrupoli. Sono, purtroppo, degli strumenti sempre più utilizzati.

All’interno di una zona di ripopolamento e cattura a Portogruaro erano, invece, state piazzate duecento metri di rete per l’uccellagione. Nelle maglie erano rimasti intrappolati 24 volatili attirati sia con essenze arboree dei cui frutti si cibano che con un richiamo elettroacustico. Nel corso della successiva perquisizione domiciliare venivano rinvenuti altri 23 uccelli privi dell’obbligatorio anello di riconoscimento inamovibile. Le indagini sono ancora in corso e potrebbero arrivare al coinvolgimento di allevatori di uccelli compiacenti anche di altre regioni. L’intervento della Polizia Provinciale di Venezia è dovuto proprio alla collaborazione con i colleghi delle province friulane. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).