GEAPRESS – Rimane da capire il perché una liberazione animale in un allevamento di visoni viene condannata (oltre che per l’illegalità commessa) anche per l’inquinamento genetico ove esistono popolazioni di visoni selvatici. Aggiungiamo inoltre anche i danni all’ambiente. In Italia, infatti, vi è un’altra “liberazione” animale non meno potenzialmente pericolosa per tutti gli aspetti considerati per quella dei visoni. Unica eccezione è la mancata illegalità, sostenuta addirittura con i soldi pubblici. Ogni piccolo animale viene da noi tutti pagato, ad esempio, 175 euro, sebbene di specie americana e quasi subito da finire sotto il tiro piombato dei cacciatori.

Secondo Alex Caporale, componente del Direttivo Nazionale di Animalisti Italiani, la Provincia di Salerno si appresterebbe ad acquistare 400 lepri americane alla modica cifra (si fa per dire) di 70.000 euro. Soldi, ovviamente, delle casse pubbliche. E dire che tali esose quanto opinabili “liberazioni” sono alla base dell’inquinamento genetico, per non dire totale estinzione, del piccolo cinghiale mediterraneo, soppiantato da quelli centroeuropei ben più consistenti sotto il profilo del prelievo venatorio. La trippa guadagnata nei carnieri degli italici seguaci di Diana, incide non poco nei danni denunciati dagli agricoltori e per questo rimborsati da tutti noi. Danni poi non sempre adeguatamente rappresentati nelle motivazioni con le quali si chiede di riaprire la caccia, ad esempio, nei Parchi e in altre  aree di protezione della natura.

Tempo addietro, ad esempio, il Commissario dello Stato fracassò, proprio su questo punto, la legge approvata dall’Assemblea Regionale siciliana per riaprire la caccia ai cinghiali nel Parco delle Madonie. Il faraonico provvedimento sparaparchi, votato senza alcun censimento della popolazione dei cinghiali nè stima dei danni causati, ebbe finanche a registrare un commento non ufficiale, raccolto però negli Uffici dello stesso Commissario, secondo il quale la legge, così come era stata fatta, avrebbe consentito di mirare pure sul genere Homo. 

Una liberazione animale, quella dei cacciatori, non solo opportunista, visto che serve i loro arrosti, ma anche pesata in maniera iniqua. Alex Caporale ha dichiarato di avere pronto un dossier da far recapitare alla Corte dei Conti. A tal proposito e volendo considerare pochi elementi di bassa macelleria, una lepre adulta pesa al massimo cinque chili, ovvero 35 euro a chilo per i leprotti da “liberare” e fucilare a Salerno. Ivi compreso pelo, cranietto e suoi contenuti, zampine, budelli e frattagliette varie. Non è un po’ troppo? Certo per la vita delle lepre anche un centesimo è troppo, ma per il carniere del cacciatore è fin troppo conveniente aver mirato pure sui conti pubblici. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).