GEAPRESS – Gli animaletti precedentemente catturati ed ora utilizzati come zimbelli erano stati legati e ingabbiati. Una pratica comune nel mondo dell’uccellagione. Cinque cardellini, infatti, erano stati legati per le zampe e chiusi in singole piccole gabbie. Un altro, oltre ad avere le zampe legate, era stato costretto ad un picchetto infisso al centro del raggio d’azione dell’impianto di cattura costituito da due reti fornite di corde e lenze, diciannove picchetti e sei bastoni in legno. Per montare il tutto, l’ uccellatore di 63 anni di Messina si era portato appresso una piccozza e coltelli da cucine. Aveva inoltre sei gabbie, quattro cardellini già catturati, i sacchi per la copertura delle gabbie e 100 grammi di mangime.

Con tale corredo e torture è stato fermato dagli uomini dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Messina e dal Corpo forestale della Regione siciliana, in forza presso lo stesso Ispettorato. L’uccellatore si trovava nei pressi di Pistunina un quartiere a sud di Messina.

Proceduto all’identificazione si è così scoperto che era sottoposto a regime di sorveglianza speciale con l’obbligo del soggiorno. Per lui, come prevede la legge, una denuncia a piede libero. Una bazzecola il reato, ancor di più per l’uccellatore di 63 anni che nella sua vita chissà quali altre esperienze aveva avuto con la giustizia. L’attrezzatura, invece, gli è stata interamente sequestrata. I poveri uccellini sono stati consegnati al Centro recupero animali selvatici di Colle San Rizzo (ME). (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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