cane e lupo
GEAPRESS – Lupi avvelenati, lupi capitozzati per minaccia  (vedi articolo GeaPress ) ed altri casi italiani. Poi ci sono i 645 lupi che dalla Grecia sono arrivati  in Cina sotto forma di pelli conciate (vedi articolo GeaPress ) ed altri episodi in giro per il mondo che difficilmente possono arrivare a superare in crudeltà quanto avviene ai primi di maggio in Kirghizistan, nella città di Cholpon-Ata.

Un festival della cultura rurale, ovviamente in tema di caccia. Il lupo rappresenta l’apice di una serie di manifestazioni tutte a sfondo venatorio.

Catturato tramite una trappola, il grosso lupo viene costretto con una stretta museruola al centro di uno spazio polveroso. Lui non può saperlo, ma di fatto si ritrova così al centro di quella che è a tutti gli effetti un’arena. Il suo “spettacolo” viene anticipato da altre esibizioni venatorie. Aquile reali incappucciate che al momento opportuno vengono sganciate dal manicotto di cuoio che li priva della vista, per essere lanciate su un povero fagiano. Le prove di caccia vanno così avanti per ore, finchè lo spettacolo finale  è dedicato alle aquile contro il lupo ed infine ai cani. Anche questi ultimi dovranno attaccare il povero lupo, ormai stressato dal terrore.

Dopo più tentativi, e con l’ausilio di un lungo attrezzo, al lupo viene tolta la museruola. Legato al pavimento polveroso tramite una catena, il povero animale può solo subire una lunga agonia che anticipa  quella che potrebbe apparire una morte liberatoria. Coda tra le zampe, viene circondato dai cani. Un numero piccolo, in genere due animali. Dipende dal proprietario che partecipa al gioco. Inizia la tortura.

Il lupo viene attaccato soprattutto alle zampe posteriori, ma appena si azzarda a mordere un cane (così come avviene anche per le aquile) il cacciatore interviene subito per separarli. Quello che colpisce non è però tanto la violenza fisica, quanto il messaggio che sembra trasparire da tale manifestazione. Il lupo appare totalmente soggiogato alla volontà dell’uomo. Indifeso e privato di ogni diginità. Un fantoccio, o forse un feticcio, da lasciare al pubblico lubridio. I cacciatori, ridono, schiamazzano, incitano i cani. Il lupo, dal canto suo, tenta di difendersi mostrando i denti e tenendo sempre la coda tra le zampe. Finita la festa, viene in qualche maniera imbrigliato e trascinato via con una macchina.

Tradizioni che avevano trovato la loro origine nelle culture tribali, quando veniva praticato il nomadismo. Il lupo, e la paura per le greggi, era così esorcizzato mettendolo “nudo” al centro della piazza. Indifeso ed impotente, era così trasformato in un oggetto da ridere.

In Kirghizistan, tale manifestazione è legale. Ancora  a nulla sono valse le proteste internazionali per farla interdire. Eppure, a proposito di richieste, in Italia c’è qualcosa che, almeno sotto il profilo concettuale, sembra oscillare tra  due opposti campi di azione. Nella provincia di Brescia, nota per le sue tradizioni venatorie ma anche per il bracconaggio ai danni dei piccoli uccelli, c’è un posto dove è stata esposta una “Madonna del buon bracconiere”. Ogni anno viene festeggiata ricorrendo anche ad una gara di spiedi (uccelli arrostiti). Il tutto in un posto dove vi è un roccolo più volte attenzionato dal Corpo Forestale dello Stato.

La Madonna dedicata ad un atto sanzionato dalla legge sulla caccia, viene così festeggiata con tanto di prete e di politici. Le associazioni hanno chiesto un intervento del Vescovo di Brescia (vedi articolo GeaPress) oltre che l’abbattimento del roccolo. Anche quest’anno è partita la richiesta per il roccolo ma anche questa volta non è arrivata risposta.

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