elefantino
GEAPRESS – Un elefantino con una zampa gravemente menomata. E’ accaduto nella contea di Lamu, nel Kenya, e ad intervenire dietro segnalazione delle autorità forestali locali è stato il personale specializzato del David Sheldrick Wildlife Trust. Si tratta dall’ONG  voluta in memoria di chi ha dato  vita ad una delle pagine più belle per la  difesa dalla natura del Kenya e che, tra le varie attività, gestisce un Centro di Riabilitazione di elefantini orfani.

All’elefantino di Lemu si è subito provveduto per l’assistenza veterinaria. Una ferita le cui cause apparivano subito evidenti. Un tramendo laccio-cappio piazzato dai bracconieri  molto simile a quelli che conosciamo anche in Italia per la caccia di frodo agli ungulati.

Il attesa dell’arrivo dei soccorsi,  il giovane elefante di Lamu veniva vigilato dal personale dal Kenya Wildlife Service, lo speciale corpo di polizia kenyota, costituito per la difesa della vita selvatica. Via aereo, intanto, arrivava il soccorso coordinato dal dottor Poghon.

Curare la zampa di un elefante, è cosa che richiede particolari attenzioni, specie se si tratta di un animale selvatico. L’elefantino si presentava vistosamente zoppicante e  con molta lentezza, si stava dirigendo verso una pozza d’acqua. Per poterlo curare è necessario sparare un dardo anestetico che, dopo alcuni barcollamenti complicati dalla gravità della ferita, ha ottenuto il suo effetto.

Il povero elefante, dicono gli esperti, doveva aver sofferto parecchio per quella ferita. Il filo metallico, infatti, era penetrato nelle carni e non è improbabile, come avviene per i nostrani cervi, caprioli, lupi e cinghiali, che l’animale, nel tentativo di scappare, ha peggiorato la situazione. Il cappio, cioè, stringendo sempre più, è ulteriormente penetrato nella carne.

Trenta minuti di cure intense, nel corso delle quali sono stati somministrati antibiotici, spray antisettico, iodio ed infine argilla verde.

Finito l’effetto del darno sono occorsi ben tre tentativi per riuscire a alzarlo. Il dolore, però, era inevitabilmente molto intenso.

A distanza di alcuni giorni il David Sheldrick Wildlife Trust annuncia che la ferita è ora sulla via della guarigione e l’elefante sta riprendendo le sue forze.

Secondo l’ONG, nella zona di Lamu sono ormai rimasti pochi elefanti. Negli anni 60 erano oltre 26.000, quelli rimasti dovrebbero essere non più di 100.

Per l’elefantino di Lamu, le speranze di guarigione sono ora concrete. Il tutto grazie al David Sheldrick Wildlife Trust, al Kenya Forest Service, al Kenya Wildlife Service e al Kipini Conservancy. Tutti, commentano dalla stessa ONG, hanno visto in prima persona il danno e il dolore causati da laccio di un bracconiere. Una motivazione in più per proteggere il gruppo di elefanti ruperstiti di Lamu.

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