GEAPRESS – Conigli strangolati e pettirossi schiacciati. Non mancano, però, i momenti belli come la liberazione dei conigli. Il tutto nel filmato diffuso oggi dai volontari animalisti che nei giorni scorsi hanno partecipato ad una campo scuola antibracconaggio guidato da Piero Liberati. Un cespuglio di rovi, il coniglio che si dimena ormai bloccato al laccio. I volontari che si precipitano infilandosi tra le spine con la disperazione di non riuscire ad arrivare in tempo per ridare la libertà al povero coniglio con il cappio metallico stretto al collo. Poi il pettirosso sentinella, ovvero la ripetuta presenza del piccolo uccellino che di fatto attiva la telecamera nascosta permettendo così di riprendere il cacciatore di frodo che va a controllare la trappola.

Il bracconiere è rimasto a bocca asciutta – dice a GeaPress Piero Liberati fondatore di ValleVegan e coordinatore del campo antibracconaggio sul Giglio – Dopo avere individuato la trappola e posizionato la telecamera – spiega Liberati – avevamo rotto il laccio, rendendolo inoffensivo. Si è arrabbiato molto come altri che ci hanno fermati in strada dandoci de fannulloni e delinquenti. Eravamo in un Parco Nazionale” riferisce Liberati.

E dire che in questi giorni qualcuno non ha perso tempo ad ironizzare cercando di screditare la voce dei volontari del campo antibracconaggio dopo che erano state diffuse le prime notizie (vedi articolo GeaPress). Alla luce del successivo intervento della Provincia di Grosseto, che ha parlato di uno “sceriffo” con chiaro riferimento agli interventi di una Guardia del WWF finita aggredita da un bracconiere, non c’è da meravigliarsi.

Poi le schiacce, i pesi tenuti in bilico da un asticella pronta a cadere appena un uccellino muove l’esca. Un’esca prelibata, niente affatto destinata ai topi, come tentano di giustificarsi i bracconieri. Fichi secchi e pane. Un pettirosso sotto la schiaccia, anch’essa filmata con il povero uccellino ormai deceduto. Anche questa, per qualcuno, era una invenzione. Tutto filmato, nel Parco Nazionale tra schiacce e cappi.

Piero Liberati e i volontari appartenenti ad un’ampia cerchia di realtà animaliste, vanno pesante accusando l’inerzia delle istituzioni e riportando pure il caso di un ristorante del luogo che serve coniglio selvatico. Un Parco Nazionale noto, quello dell’Arcipelago Toscano.  Nelle scorse settimane, dopo i tragici eventi della nave Costa Concordia, si è lungamente gridato al disastro ecologico. Forse, sostengono i volontari animalisti, si poteva anche guardare all’interno dell’isola per vedere come molte cose non vanno. In quattro giorni di campo scuola, mirato cioè a formare nuovi volontari specializzati, sono state rimosse 1500 trappole per conigli, 120 schiacce per passeriformi, lacci per mufloni, tagliole a scatto per passeriformi e veleno per topi. Il tutto all’interno dell’area del Parco Nazionale.

Tutto finito? No, anzi proprio a giorni la stagione del bracconaggio entra nel suo periodo più cruento. Nuovi campi, organizzati questa volta dal CABS, la speciale organizzazione trasnazionale che si occupa di servizi antibracconaggio in molti luoghi d’Italia e anche all’esterno. Date e località sono ancora top secret. GeaPress ha deciso di seguirli e chiede ai suoi lettori di aiutare l’attività dei volontari (VEDI PAGINA DONAZIONE). Basta poco, anche un piccolo contributo. Nessuno li finanzia, anzi.

Presso la sede del Parco Nazionale risponde una segreteria telefonica. Siamo ovviamente disponibili ad ospitare una sue replica così come di altri soggetti citati nel video. N.B. dal dicembre 2011 Mario Tozzi non è più il Presidente del Parco.

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