GEAPRESS – 120 lacci-cappio per conigli ed una mezza dozzina di “schiacce”, ovvero pietre piatte sistemate in bilico al di sopra di un’esca. Appena l’uccellino muove il bastoncino che tiene appena sollevata la pietra, questa cade, schiacciandolo. Da qui il nome: “schiacce”. Il tutto in soli tre giorni, dal primo al tre novembre, di intervento antibracconaggio della Lega Abolizione Caccia e dell’Associazione TerraAnomala, nell’isola del Giglio. Un luogo più volte ricorso nelle cronache dell’antibracconaggio italiano.

Poi i cacciatori, osservati nel centro abitato con il fucile non correttamente riposto. Addirittura, sostiene la LAC, in spalla o fra le mani. Trappole anche sugli alberi, appostamenti temporanei attivi ed una gabbia trappola perfettamente funzionante, celata tra la vegetazione.

Insomma quanto basta per riproporre l’isola del Giglio come una delle mete preferite del bracconaggio italiano, visto che le polemiche sull’uso delle trappole sono ricorrenti quasi in ogni stagione. Illegalità, denuncia la LAC, sia dentro che fuori i confini del Parco Nazionale. Basta guardare i bossoli, sparsi un po’ ovunque.

E’ evidente – commentano dalla LAC – che nell’isola sono assenti i dovuti controlli. Mancanza che fa credere alla maggior parte dei gigliesi di potersi comportare come vogliono e – continua la LAC – di poter ammazzare indisturbati tanti animali, senza incorrere in nessun tipo di sanzione”.

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