GEAPRESS – Sono oltre 150 le micidiali trappole in metallo come quelle che hanno ucciso la povera Monachella a Ponza (vedi articolo GeaPress). Questa volta i mortali arnesi sono stati rinvenuti ad Ischia, la bella isola in provincia di Napoli, dove da due giorni, operano i volontari del CABS. Dopo aver ripulito Ponza si sono ora trovati innanzi un’altra realtà del disastro venatorio italiano. Colpi d’arma da fuoco in pieno periodo di caccia vietata. Non solo, i bracconieri hanno pure esploso colpi di fucile finanche nei giorni di maltempo, quando cioè la migrazione degli uccelli era praticamente bloccata. Il CABS, lo speciale gruppo antibracconaggio che GeaPress ha deciso di aiutare (VEDI PAGINA DEDICATA) sono stati questa volta coadiuvati dai volontari della LIPU che però, come hanno avuto modo di riferire a GeaPress, sono stati più volte boicottati dalle istituzioni.

150 trappole disseminate ad Ischia, anche nei pressi dei sentieri battuti dai turisti. Questi ultimi, da oggi, devono poi stare particolarmente attenti. Piero Liberati e Andrea Rutigliano, che coordinano i campi antibracconaggio in Italia ma anche in altri paesi del mediterraneo, ne hanno trovato due molto grandi e ben mimetizzate. Trentacinque centimetri di tagliola metallica. Per fortuna non dentata ma potente quanto basta per fare molto male. Tale tipo di maxitrappola, così come hanno confermato anche i due volontari della LIPU del posto, sono inediti per Ischia. Secondo informazioni assunte in loco vengono probabilmente costruite da artigiani locali e la loro reperibilità non è cosa particolarmente difficile. Fino ad ora erano note quelle di più piccolo diametro, ovvero in grado di spezzare le zampe ad un uccellino selvatico. Per le nuove, invece, il rischio riguarda animali ben più grandi. Il coniglio in modo particolare.

Nelle trappole rinvenute dai volontari del CABS sono stati trovati già morti numerosi stiaccini e cutrettole.

Evidentemente le trappole sono state piazzate nei giorni di migrazione di questi uccelli – ha dichiarato a GeaPress Andrea Rutigiliano, Responsabile CABS per l’Italia – e il bottino dei bracconieri si è riempito di questi animali“. Alcuni di loro sono stati trovati con le zampe ed il collo spezzati.

“Le due grandi trappole – ha riferito a GeaPress Piero Liberati, Coordinatore per l’Italia dei campi antibracconaggio – erano molto ben nascoste. I bracconieri avevano avuto cura di mimetizzarle tra la vegetazione ma, nonostante ciò, siamo riusciti ad individuarle. L’esca – ha aggiunto Liberati – non deve essere occultata, viceversa non assolve il suo compito. Mi chiedo però in quanti lo sappiano e passando da quelle parti si rischia veramente di fare scattare la trappola sulla caviglia”.

Ischia, come Ponza, ma anche l’isola del Giglio (vedi articolo GeaPress). Solo alcuni dei tanti luoghi storici del bracconaggio italiano. Un fenomeno molto diffuso e spesso giustificato da politici in cerca di veloci consensi. Nelle piccole isole è poi tutto molto più amplificato. Tutti si conoscono e così come è facile individuare il bracconiere lo è anche chi lo denuncia. La presenza dei volontari è pertanto un fattore di rottura di vecchie tradizioni di caccia che evidentemente a qualcuno conviene mantenere. Tradizioni ancor più invasive rispetto alla caccia autorizzata, in quanto praticate con metodi non selettivi (come nel caso delle trappole) ed in periodo di riproduzione degli animali.

Nonostante l’enormità degli animali vittime di atroci sofferenze, anche sul piano normativo l’Italia si rileva ancora molto attenta ai problemi riguardanti la salute di pochissimi animali, il cane innanzi tutto. Gravi lacune, invece, per altri problemi che coinvolgono, distruggendola, la vita di milioni di animali. Gli uccelli che rimangono trappolati, quando non muoiono subito per rottura delle vertebre cervicali e della trachea, finiscono dopo ore di sofferenza con le zampe o le ali spezzate. Il tentativo di allontanarsi dalla dolorosa morsa, amplifica poi il dolore. Quando il bracconiere raggiunge il posto, il povero animale viene ucciso schiacciandogli con le dita il torace o prendendo a morsi la testa (vedi articolo e VIDEO GeaPress).

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