GEAPRESS – Secondo il Centro Recupero Rapaci della Riserva Naturale di San Giuliano, in provincia di Matera, la popolazione svernante di Albanella reale in Italia, si aggira tra il migliaio e i 3000 animali. Dipende anche dalle condizioni meteorologiche ed allora le Albanelle che decidono di passare l’inverno nelle più miti latitudini italiane, possono essere più o meno numerose. Uno dei primi arrivati in questa stagione è stato però abbattuto a colpi di fucile da caccia a Santa Maria d’Irsi, nel Comune di Irsina (MT). A recuperalo gli esperti del Centro che hanno subito constatato non solo la posizione scorretta dell’ala, ma anche il dimagrimento subìto dal rapace a seguito dei giorni di digiuno conseguenti all’inabilità al volo.

Il sospetto che quell’ala tenuta male possa essere stata dovuta da una rosa di pallini di piombo, è stato poi confermato dalla Facoltà di Veterinaria di Bari. Qui, dall’esame radiografico, sono stati rilevati i pallini. Una frattura radio-ulna. Per operare il povero animale, protetto dalla legge come tutti i rapaci, bisognerà prima rimetterlo in forze. Su di lui sono ora concentrate le attenzioni del Centro di Recupero.

Un evento, quello del ferimento del rapace ma anche di molti altri rapaci, messo in relazione con l’apertura della stagione venatoria. Non ha dubbi Matteo Visceglia, Responsabile del CRAS, non c’è giorno che presso i Centri di Recupero sparsi in tutt’Italia non arrivino animali impallinati, gran parte dei quali non sopravvive o nel migliore di casi non potrà essere più liberato in natura.

Data l’alta incidenza del bracconaggio sulle specie protette – ha dichiarato Matteo Visceglia – è evidente che non possiamo parlare di errori ma di abbattimenti volontari, dettati solo da un profondo disprezzo per la vita e la natura. Un’Albanella, e come essa tantissime altre specie non confondibili assolutamente con quelle cacciabili, è impossibile scambiarla per una quaglia o un fagiano“.

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