GEAPRESS – 16 morti e 50 feriti, di cui ben 18 vittime tra la gente comune. Ovvero 14 feriti e 4 morti non cacciatori. Continua così il triste conteggio dei dati sugli incidenti di caccia relativi alla sola ultima stagione venatoria, ancora in corso, diffusi dall’Associazione Vittime della Caccia che se la prende ora con il vademecum tecnico-informativo sulla “Sicurezza a Caccia“. Decalogo, riferisce l’Associazione, diffuso dalle rappresentanze di categoria dei cacciatori e che non avrebbe dato risultati. Anzi, si commenta con un pizzico di amaro sarcasmo, “se non bastassero le precauzioni attente e responsabili dei cacciatori che gentilmente entrano in casa vostra, potete dotarvi, passeggiatori, escursionisti, dilettanti di giardinaggio e donne che stendono i panni sul balcone, del nuovo tessuto salvavita che vi coprirà da capo a piedi rendendo spensierato il vostro tempo libero“, dicono sempre dall’Associazione Vittime della Caccia.

Secondo l’Associazione , il problema risiede a monte, ovvero nella legge 157 approvata venti anni addietro, che dovrebbe disciplinare l’attività venatoria. Una legge che sarebbe in realtà applicata solo nelle parti funzionali per i cacciatori. “In tal maniera – dichiara Daniela Casprini, presidente dell’Associazione Vittime della caccia – si è creato un sistema malato che si autoalimenta, quanto invece contemplato nella legge nell’interesse della collettività si fa finta di non conoscerlo o si lascia il libero arbitrio ai cacciatori di valutare se sia il caso o no di prestarci attenzione: come ad esempio le distanze di sicurezza da case, strade, recinti ecc…“.

L’Associazione Vittime della Caccia, fa ancora di più e diffonde ora il quadro della regioni con il più alto numero di incidenti e vittime per armi da caccia. Si va dalle regioni in pre apertura (primo settembre) ai dati riepilogativi di fine ottobre. A ciò si devono aggiungere gli ultimissimi due feriti occorsi sabato tre novembre.

Medaglia di piombo: Lombardia con 13 incidenti, di cui 5 mortali e 8 ferimenti. Segue il Piemonte con 7 incidenti, di cui 3 mortali. Terzo posto il Veneto: 7 incidenti di cui 1 mortale. Seguono Emilia Romagna e Toscana, 5 incidenti: 1 morto e 4 feriti cadauna. E così via lungo quella che l’Associazione definisce una striscia di sangue lunga quanto l’Italia.

La stessa Associazione ha approfondito poi alcuni aspetti, come nel caso dell’età media di chi spara e uccide o ferisce. Si attesterebbe intorno ai 60 anni. E per chi poi, amante della doppietta in spalla, chiama a consolazione i morti di incidenti d’auto o sul lavoro, Daniela Casprini ribatte che sono in realtà attività esercitate da milioni di persone (non 700.000 circa come i cacciatori), 24 ore al giorno (e non 3 giorni a scelta su 5 settimanali, per 4 mesi e mezzo della stagione venatoria), in luoghi preposti (e non a casa d’altri), ma soprattutto sono attività ineludibili.

Quindi basta con la solita solfa delle vittime della strada e del lavoro – conclude la Presidente dell’Associazione Vittime della Caccia – perché il paragone non regge proprio“.

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