GEAPRESS – Dal 1 settembre  al 25 dicembre 2012, ovvero in circa 46 giorni effettivi di caccia, le vittime degli incidenti causati da armi da caccia sono ormai 113. Di questi in 25 casi si tratta di persone che sono decedute. I feriti, invece, in 88 casi. A rendicontare sul drammatico elenco è l’Associazione Vittime della Caccia la quale precisa come in 26 casi si trattava di vittime non cacciatori. Di questi ben cinque sono rappresentati da minori morti (su un totale di sette non cacciatori coinvolti) mentre altri 4 minori sono rimasti feriti su un totale di 19 non cacciatori. Tra i seguaci di Diana le vittime sono invece 18, mentre i feriti  ben 69.

L’ultimo caso, ricorda Daniela Casprini, Presidente dell’Associazione Vittime della Caccia, è avvenuto in un luogo emblematico. Si tratta dei Castelli Romani, più volte oggetto di richieste di maggiori controlli. Proprio nei pratoni del Vivaro, il 24 dicembre scorso,  un cacciatore è stato colpito in pieno petto da un colpo di fucile caricato a pallettoni.

Secondo l’Associazione Vittime della Caccia, ormai da anni gli abitanti del Consorzio Colli del Vivaro sono costretti a subire il fuoco delle doppiette.

In tutta l’area deve essere vietata la caccia in modo esplicito e circoscritto – ha dichiarato Daniele Casprini –  ed è per questo che del problema investiremo ancora una volta la Prefettura e i Sindaci di Artena e Rocca Di Papa affinché intervengano a tutela delle persone che vivono e frequentano il Parco regionale dei Castelli Romani e le zone circostanti“.

L’Associazione Vittime della Caccia chiede ormai da quattro anni misure eccezionali contro la caccia “per tutelare la vita, la sicurezza e la quiete degli abitanti dei Pratoni del Vivaro, oltre che il rigoroso rispetto delle leggi a tutela della fauna selvatica“.

Già nel 2009 un altro cacciatore era morto nel parco dei Castelli Romani.

Da quattro anni denunciamo questi abusi in nome e per conto degli abitanti della zona – ha concluso Daniele Casprini – per riportare la legalità, ovvero l’applicazione di norme scontate, sia per legge che per buon senso“. Quanti altri fatti di sangue, si chiede ora l’Associazione Vittime della Caccia,  dobbiamo contare prima di vedere accolte queste sacrosante richieste?

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