GEAPRESS – Ieri, 7 novembre, si è svolta la cerimonia di presentazione del monolite in memoria del sacerdote assassinato. L’appuntamento era alle 9.00 al Santuario della Madonna del Buoncammino, appena fuori da Altamura.

Si va al Pulo, un poco più di sei chilometri di distanza da percorre a piedi, in bicicletta, con l’autobus messo a disposizione dagli organizzatori, in silenzio.
Optiamo per il percorso a piedi.
Oggi è un giorno importante per la comunità murgiana, gli abitanti di Altamura vogliono ricordare Don Francesco Cassol, il prete ucciso lo scorso 22 agosto proprio lì, vicinissimo al Pulo. Ucciso perché scambiato per un cinghiale, da chi i viventi li uccide, da cacciatore. Ma il 22 agosto la caccia è chiusa in tutta Italia, ed allora anche bracconiere!
Ma un cacciatore che uccide a caccia chiusa è un bracconiere ed un cacciatore che uccide a caccia chiusa in un  parco come si definisce?
Il gruppo che parte a piedi è nutrito, ci sono anche molti ragazzi e bambini, le donne e gli uomini di domani che, forse, impediranno, una buona volta, l’uccisione di tutti i viventi, uomini e cinghiali, lepri e quaglie…
Il tratto di strada che percorriamo è pieno di corridori della domenica, di ciclisti, di raccoglitori di funghi; i cacciatori, almeno per questo giorno, si sono tenuti alla larga dalla zona.
Peccato che la stradella sia disseminata di rifiuti di vario genere, soprattutto vecchi elettrodomestici e copertoni. Peccato che vaste aree sono state spietrate, per improbabili raccolti di grano e sicuri sussidi. Tra i rifiuti e gli spietramenti si respira il lamento di morte della Murgia.
Arriviamo  puntualissimi, l’inizio della cerimonia è previsto per le 10.30, al Pulo; accanto alla masseria abbandonata, nelle cui vicinanze Don Cassol è stato ucciso da un proiettile “destinato” al cinghiale, è stata eretta dai cittadini di Longarone una croce. A pochi metri è ancora impacchettato il monolite che ricorderà Don Francesco.
Prende la parola Piero Castoro, dell’associazione Torre di Nebbia, che ha voluto e organizzato l’evento: non c’è bisogno di ricordare ai presenti chi era Don Francesco; ci sono diversi cittadini di Altamura, Santeramo, Matera, di altri centri vicini; c’è il Sindaco di Longarone, Roberto Padrin, assieme ad alcuni longaronesi; c’è il Vescovo di Altamura; ci sono i ragazzi che si accompagnavano a Don Cassol il giorno dell’omicidio; ci sono gli scout, le associazioni ambientaliste ed animaliste; c’è lo scultore Vito Maiullari autore del monolite, ci sono i musicisti.
Assenti ufficiali ed istituzionali ingiustificati ed ingiustificabili il Sindaco di Altamura e la rappresentanza dell’Ente Parco dell’Alta Murgia: i padroni di casa.
C’è anche il cacciatore-bracconiere Giovanni Arduino, assieme alla sorella, che prenderà la parola durante il breve dibattito; lui si terrà in disparte.
Ai piedi del monolite, ancora coperto, spontaneamente vengono posti dei doni, ghiande di una quercia murgiana fossile vivente, bandierine da preghiera cucite alla maniera tibetana e contenenti una preghiera per i cinghiali, per la madre terra.
Il Sindaco di Longarone assieme al Vescovo di Altamura scoprono il monolite, bello, semplice, con un foro che lo trapassa per tutto il suo spessore, da quel foro si vede la terra ed il cielo, si vede l’orizzonte.
Il Sindaco di Longarone, poco più che un ragazzo, ricorda il disastro  del Vajont, il più grande disastro determinato dall’ingordigia e dall’ arroganza umana.
Il 9 ottobre 1963 morirono 1910 cittadini, 1450 residenti nel Comune di Longarone, sommersi dalla valanga d’acqua proveniente dalla diga sotto la frana del Monte Toc.
I longaronesi con tenacia hanno ricostruito i loro luoghi, ma a detta del Sindaco stentavano a ricostruire la comunità nel senso più profondo della parola, ebbene Don Francesco Cassol lavorava, con successo, da anni a ricostruire quel senso di comunità che era stato spazzato via dalla valanga d’acqua che aveva devastato quei luoghi.
A conferma i messaggi della mamma e del fratello di Don Francesco, letti da cittadini longaronesi presenti.
I ragazzi dei Raid Gum, i percorsi spirituali che Don Cassol praticava in queste zone da otto anni, parlano della comunione spirituale coi luoghi della natura.
Tangibili le assenze del primo cittadino di Altamura e del direttore del Parco.
Fuori luogo l’intervento della sorella del bracconiere-cacciatore, Giovanni Arduino, che ha parlato della “disperazione” del fratello, della sua “timidezza” – ha dichiarato proprio lei che il fratello era presente tra la folla e per “timidezza” non parlava –  ma veritiera  la sua giustificazione “mio fratello non caccia per bisogno, per fame, caccia per divertimento”.

Ecco, Don Francesco Cassol è morto per una notte di divertimento di un cacciatore.

(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Vedi photo gallery: