GEAPRESS – Poche ore prima dell’eccezionale intervento del Corpo Forestale della Provincia di Brescia che ha scoperto un vero e proprio “giardino degli orrori” in una casa di Camignione di Passinaro (BS) (vedi articolo GeaPress), è coinciso un intervento a Palazzo Madama del Senatore Carrara, natali bresciani e bergamasco d’adozione. Il Senatore ha sempre coerentemente rivendicato la tradizione venatoria delle due provincie e lui stesso (che i cacciatori li chiama “colleghi”) è responsabile del Dipartimento caccia del PdL. Anche questa volta il suo intervento presenta una certa affinità con i luoghi, anzi proprio con la provincia di Brescia e con lo stesso Corpo di polizia, ossia quello Forestale. Precisiamo che nessuna congettura è addebitabile, ma dal Senatore ci saremmo aspettati un pieno elogio al Corpo Forestale. Questo non c’è stato e purtroppo l’appena antecedente atto ispettivo a Palazzo Madama, ci suona come un campanellino un po’ stonato.

Precisiamo che nell’atto ispettivo pubblicato l’otto luglio (l’intervento dei Forestali è del nove luglio) il Senatore richiama il rispetto della legge ed i giusti compiti di Polizia, ma poi riferisce di situazioni illecite da verificare, nel caso messe in atto proprio dai Forestali e chiede l’intervento ministeriale per evitare ulteriori procedure di vigilanza fuori dalle regole. Secondo il Senatore vi sarebbero state anche equiparazioni tra cacciatori e bracconieri, argomento questo già trattato in altro articolo di GeaPress.

Secondo quando riferito dal Senatore Carrara, gli Agenti si sarebbero avvalsi di atti di sequestro e perquisizione non in flagranza di reato, e comunque con esito negativo, per cui in assenza dei presupposti dovuti alla ricerca delle prove dell’atto illecito e/o del corpo del reato.

Senza voler entrare nel merito di proposte di legge in via di approvazione che vincolerebbero nel futuro prossimo, comunque sempre futuro, le attività investigative, sembra però che se una perquisizione non trova corpi del reato non debba allora essere eseguita, tranne che, appunto, in flagranza di reato. Se però una perquisizione deve essere solo in tal caso eseguita, ossia solo in flagranza di reato, non sarebbe più una perquisizione, dovendo non solo un agente di polizia, ma addirittura un semplice cittadino, intervenire nell’attesa della Polizia.

I reati sono tutti uguali, almeno per alcuni principi. E’ difficile, ad esempio, immaginarsi che mentre in una casa si ha il concreto sospetto, ma non la certezza, che stia avvenendo un furto, come un omicidio o un sequestro (inteso anonima sarda) la Polizia rimane fuori perché non ne è certa. Similmente se una attività investigativa fa presupporre che in una casa un cittadino detiene 40 uccellini di cattura ed altri 150 lasciati ad imputridire nelle gabbiette, siamo certi che, anche per un problema di igiene, pure il Senatore Carrara darebbe l’encomio ai Forestali. Ad ogni modo saremo lieti di ospitare il parere del Senatore, conformemente a quanto da lui scritto nell’atto ispettivo che vi alleghiamo integralmente.

GeaPress intanto ringrazia, anche a nome dei numerosi lettori che ci hanno scritto, il Corpo Forestale dello Stato, ed in particolare per l’operazione sopra citata il Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Brescia del Corpo Forestale dello Stato.

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CARRARA – Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. –

Premesso che:

la legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”, statuisce, agli articoli 27, 28 e 29, la disciplina sulla vigilanza venatoria e sui poteri e i compiti degli addetti a tale vigilanza;

l’articolo 27, in particolare, recita “la vigilanza (…) è (…) affidata agli ufficiali, sottufficiali e guardie del Corpo forestale dello Stato (…)”;

il personale del Corpo forestale dello Stato si avvale, pertanto, sia della qualifica specifica di operatore di polizia giudiziaria che di quella di pubblico ufficiale e assume i poteri di accertamento connessi a tale status;

in virtù del sopracitato status, gli agenti del Corpo forestale dello Stato, pertanto, in flagranza di reato, possono avvalersi delle figure coercitive della perquisizione e del sequestro;

considerato che l’esercizio di tali poteri dovrebbe avvenire secondo un misurato equilibrio e in un contesto di correttezza formale a tutela dei diritti delle persone sottoposte a tali misure;

rilevato che:

all’interrogante risulta che, in provincia di Brescia, alcuni agenti del Corpo forestale dello Stato avrebbero effettuato perquisizioni con esito negativo in danno di cittadini/cacciatori senza che si vertesse in flagranza di reato e quindi in assenza dei presupposti legittimanti l’adozione di tali misure coercitive volte a ricercare le prove dell’atto illecito e/o il corpo del reato;

all’interrogante risulta, inoltre, che i sopra detti agenti del Corpo forestale dello Stato avrebbero proceduto ad effettuare perquisizioni, con esito negativo, in danno di cittadini/cacciatori omettendo di rilasciare all’interessato il prescritto verbale;

le condotte sopra riportate persisterebbero già da diverso tempo e sono state oggetto di segnalazioni alle autorità preposte;

tali condotte, se conclamate, si risolverebbero in una chiara violazione dei diritti degli utenti/cacciatori;

rilevato, inoltre, che nel territorio della provincia di Brescia opera, tra l’altro, uno speciale Nucleo antibracconaggio del Corpo forestale dello Stato;

preso atto che:

l’attività di vigilanza, ai fini della prevenzione e della repressione dei reati, è certamente auspicabile e necessaria in quanto posta a presidio di beni preziosi, quali sono le risorse naturali, tra cui la fauna selvatica;

particolarmente importanti sono, poi, gli interventi degli operatori di vigilanza nei confronti degli episodi di bracconaggio;

tuttavia, l’esigenza di assicurare con ogni sforzo i colpevoli di un reato ambientale o venatorio alla giustizia non può e non dovrebbe risolversi in nessun caso in una condanna a priori dei semplici cacciatori considerati al pari dei bracconieri,

si chiede di sapere se risultino al Ministro in indirizzo i fatti sopra riportati e, in caso affermativo:

1) se intenda intervenire con i mezzi che riterrà più opportuni per far cessare, risolvendole, le eventuali situazioni illegittime riscontrate;

2) se e in quali modi intenda intervenire al fine di evitare che si verifichino ulteriori procedure di vigilanza al di fuori delle regole;

3) se sia a conoscenza di procedure di verifica periodiche sull’operato del personale del Corpo forestale dello Stato avente compiti di vigilanza sulle infrazioni venatorie e quali siano gli esiti;

4) se e quali provvedimenti intenda adottare nei confronti degli agenti del Corpo forestale dello Stato che si siano resi responsabili di eventuali inadempienze o che abbiano disatteso i propri compiti.