gatto impallinato
GEAPRESS – Al detentore di porto d’armi uso caccia  il Questore aveva respinto la domanda di rinnovo. Alla base del provvedimento vi era il presupposto che il cacciatore avesse sparato ad un gatto in prossimità dell’abitazione della proprietaria. L’uomo era peraltro abilitato al contenimento delle cosiddette specie in esubero voluto dalle province.

La dinamica del fatto, in parte rilevata dalla Sentenza dello scorso novembre del TAR dell’Emilia Romagna, non è riportata in tutti i suoi passaggi. Il Decreto Penale di Condanna, scaturito a seguito della denuncia della proprietaria del gatto, è stato peraltro impugnato dallo stesso ricorrente e pertanto, in sede processuale, la vicenda che per ora l’accusa potrebbe ribaltarsi.  Ai fini del rinnovo del porto d’armi, però, questo sembra  irrilevante.

A nulla sono infatti valse  le motivazioni portate dalla difesa. Per il TAR, anche in assenza di una condanna, il porto d’armi può non essere  rinnovato. Questo perchè, sempre ad avviso dei Giudici Amministrativi, basta il venir meno della certezza sull’affidabilità del soggetto. Il TAR ha in sostanza confermato ampia giurisprudenza sulla discrezionalità dell’Autorità di Pubblica Sicurezza. Vi sono numerosi precedenti anche non direttamente  pertinenti all’uso dell’arma. Tra questi il diniego che il TAR della Lombardia ebbe a confermare in sede di ricorso ad un cacciatore che aveva fatto uso di cocaina.

In particolare, nel corso della disamina delle norma stabilite dal TULPS, il TAR ha posto in evidenza un passaggio che di certo farà piacere a molti. Per i Giudici Amministrativi, “l’esplosione di colpi di fucile all’indirizzo di un animale domestico, avvenuta nella vicinanza di edifici adibiti a civile abitazione, a tacere del fatto che indica di per sè un abuso nell’utilizzo dell’arma, è fatto di gravità tale da rendere il provvedimento adottato immune da vizi sotto il profilo della congruità, proporzionalità e ragionevolezza“.

Dunque il Questore non ha sbagliato, almeno per il TAR. Salvo vincente successivo ricorso in Consiglio di Stato, l’ex cacciatore rimarrà tale

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