GEAPRESS – Primi giorni di intervento del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato, in provincia di Reggio Calabria. Assieme all’Operazione “Pettirosso” che annualmente, in autunno, si svolge nel bresciano, la presenza del NOA in Calabria rappresenta un baluardo contro il bracconaggio che, per durata ed operatività, non ha eguali in Italia.

Operazione “Pettirosso” a Brescia, perchè trattasi dell’uccellino maggiormente ricercato dai bracconieri della polenta ed osei. Operazione “Adorno” a Reggio Calabria, perchè questo è il nome dialettale del Falco pecchiaiolo. Si tratta di un uccello rapace che in gran numero, da fine aprile a quasi tutto maggio, migra dall’Africa verso l’Europa sorvolando, nel suo lungo tragitto, lo Stretto di Messina. Qui gli animali si radunano in gran numero. Nel versante calabrese, purtroppo, rischiano di finire a fucilate.

Fino a pochi anni addietro, era decisamente peggio. Parecchie centinaia di bracconieri, appostati in veri e propri bunker appositamente costruiti per la caccia ai falchi. In buona parte sono ormai in disuso ma le abitudini sono dure a morire. Anche quest’anno i volontari della LIPU hanno sentito alcuni spari ed un pecchiaiolo è stato trovato gravemente ferito (vedi articolo GeaPress).

L’ATTIVITA’ DEL NOA
Di stanza a Gambarie, nell’alto Aspromonte. Il primo reparto composto da diciannove Forestali comandati dal Commissario Capo Carlo Campolmi, controllerà la rotta migratoria lungo il versante calabrese dello Stretto di Messina. Pattuglie di terra ed un elicottero che effettuerà le ricognizioni preliminari oltre che assistere dall’alto gli stessi interventi delle squadre forestali. La particolare orografia dell’Aspromonte, impone un intervento di questo genere. Valli strette caratterizzate da crinali aspri e scoscesi. Poi le aree pianeggianti e di nuovo fin verso le vette dell’Aspromonte.

In questi giorni i venti prevalenti hanno soffiato da sud. I falchi che attraversano lo Stretto di Messina arrivano sparpagliati verso nord. Ieri il gruppo più numeroso si è visto nei pressi di Bagnara Calabra. Scarsa la presenza dei bracconieri, grazie al tempo avverso ma soprattutto alla presenza dei Forestali.

I loro interventi si svolgono coordinandosi con i Comandi locali e, in alcune situazioni, con i volontari della LIPU. Fin dagli anni ottanta, infatti, la LIPU opera nello Stretto. I suoi volontari furono “salutati” dai bracconieri con un ordigno fatto esplodere innanzi la sede di Pellaro (RC). Poi tanti altri attentati, che hanno comportato il grave ferimento di alcuni Forestali. I volontari della LIPU, invece, finirono a colpi di pietra nelle gelide acque dello Stretto di Messina.

Un lavoro duro ma la cui perseveranza sta ora dando importanti risultati. In provincia di Reggio Calabria i Falchi migrano ora con più tranquillità. Non solo Pecchiaioli, ma anche aquile, cicogne e molte altre specie. Per anticiparne l’arrivo, facendosi trovare pronti nella repressione del bracconaggio, bisogna stare sempre attenti al vento. Tutto dipende da lui. Le condizioni peggiori si hanno quando gli animali vengono spinti tra i palazzi delle periferia di Reggio. Un luogo oltremodo complesso per procedere con le operazioni antibracconaggio e che in alcuni casi non è neanche periferia. Basti considerare come proprio in un circolo di cacciatori della periferia di Reggio, la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) ha recentemente scoperto quella che parrebbe essere una sorta di ‘ndrina di mafia (vedi articolo GeaPress).

GLI INTERVENTI DEL 29 APRILE
Il 29 aprile, nel quartiere di Archi, la Forestale ha portato a compimento due importanti interventi antibracconaggio. Approfittando dell’ assenza della migrazione dei falchi, si è avuto così modo di indirizzarsi al controllo di due segnalazioni, una delle quali pervenuta ai volontari della LIPU, relative ad uccellatori. Un’abitazione con adiacente spazio esterno, come molte ve ne sono in quella zona. Un sessantacinquenne deteneva 38 cardellini e due verzellini. Poi una rete per uccellagione riportante piume fresche ed un richiamo acustico sempre per cardellini, non attivo ma funzionante. Nell’abitazione, inoltre, sono state trovate alcune grandi voliere che fanno supporre come il bracconiere potesse essere dedito ad un vero e proprio commercio. Il fatto stesso che a fine aprile, periodo non particolarmente significativo per l’attività di uccellagione, vi fossero ben 38 cardellini, induce a pensare che le potenzialità del posto fossero ben maggiori.

I quaranta uccellini sono stati tutti liberati, mentre rete e richiamo elettroacustico sono stati posti sotto sequestro.

Il secondo intervento, sempre nello stesso giorno, è avvenuto congiuntamente ai volontari della LIPU con i quali la Forestale è in stretta collaborazione. Il quartiere è sempre quello di Archi. All’interno di un garage, sono state trovate una quindicina di gabbiette di cui solo tre occupate da altrettanti cardellini. Poi una rete da uccellagione ed anche qui del piumaggio fresco fra le maglie. Il detentore era un trentenne del luogo. Uccellini liberati, rete sequestrata. Uccellagione e detenzione di fauna protetta i reati contestati.

Oggi l’attività è proseguita tranquilla ma dalle 17.30 il vento è cambiato ed i rapaci stanno arrivando. Uno spettacolo meraviglioso, sottolineano i Forestali del NOA e i volontari della LIPU e, per ora, tranquillo.

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