GEAPRESS – Lo hanno rinvenuto gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato di Sant’Eufemia d’Aspromonte, in località Tagli (RC). Nei pressi, il fucile con la matricola abrasa ed una dozzina di cartucce. I tentativi di rintracciare il bracconiere si sono, purtroppo, ancora rilevati infruttuosi.

In questo periodo, sottolinea la Forestale, è in atto sullo Stretto di Messina una diffusa attività di caccia illegale, specie sulle sponde calabresi. Fenomeno che la Forestale sta cercando di contrastare con appositi servizi di controllo che quest’anno, però, hanno dato frutto ad alcune polemiche. L’intervento antibracconaggio, infatti, è stato ridotto per problemi di badget anche se la Forestale ha cercato di sopperire attivando i distaccamenti locali e comunque garantendo, come in questi giorni, la presenza di un minimo di personale operativo esperto in antibracconaggio proveniente da altre regioni.

Una storia comunque brutta, quella della mancanza di badget, alla quale ora se ne va ad aggiungere un’altra, ovvero la paventata riduzione delle sanzioni per i cacciatori di frodo che LAV ed ENPA hanno additato al Ministro Prestigiacomo. In effetti, però, se così fosse si tratterebbe di poco più di un (pessimo) segnale politico. Già tutti i reati venatori sono considerabili in una sfera squisitamente contravvenzionale. Neanche reati gravi, dunque. Solo sanzioni e previsioni reclusive blande da commutare in pene pecuniarie.

Oggi, però, il Ministro ha fatto pervenire un comunicato ove rivendica il suo ruolo nell’aver bloccato la deregulation venatoria che si stava attuando circa un anno addietro. Nessuno sconto di pena per chi caccia a specie protette, anche perché, continua la Prestigiacomo non è pensabile che si renda la vita più facile a chi caccia di frodo. Vedremo. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).