GEAPRESS – Quasi un caso al giorno per 365 giorni l’anno. Un calendario stilato da CABS e LAC, al termine della stagione di caccia 2011/12 avvenuta al tramonto del 30 gennaio. Notizie raccolte con attenzione, sempre da fonti accreditate come quelle diffuse dalle Forze dell’Ordine o dalle Guardie venatorie giurate. Uno spaccato che mette in evidenza come l’illegalità in materia venatoria non rappresenta un’eccezione, ma bensì la regola.

Questo secondo la LAC (Lega Abolizione Caccia) e il CABS (Committee Against Bird Slaughter) che, con un lavoro certosino, hanno messo assieme ben 330 eclatanti reati venatori commessi nei confronti degli animali selvatici.

I cacciatori ci tengono a dire che chi non ama la caccia è perché non la conosce – riferisce Simone Bonanomi, volontario antibracconaggio della Lega Abolizione Caccia e fra i redattori del calendario – . Chi invece sul campo, come i volontari dei campi antibracconaggio o le stesse guardie volontarie, la caccia la conosce bene, purtroppo. Di sicuro – ha aggiunto Simone Bonanomi – è ben lontana dall’immagine edulcorata che i cacciatori vogliono dare di sé”.

A confermare ciò arriva ora il calendario redatto dalle due Associazioni. Solo “la punta di un iceberg enorme – riferisce sempre il Responsabile della LAC – che coinvolge cacciatori con tanto di licenza. Non sono quindi semplici bracconieri, ma veri cacciatori che bracconano, infischiandosene delle regole e dei principi di conservazione“.

Tra le zone più problematiche il Delta del Po, le zone umide toscane e pugliesi, l’intera provincia di Brescia, le piccole isole come Ponza, Ischia, Ustica, Lampedusa, Pantelleria.

Fra i crimini maggiormente diffusi infatti l’abbattimento di animali appartenenti a specie protette, come rapaci, cicogne, gru e ibis. Non mancano fringuelli, frosoni, pispole e piccoli migratori tutelati internazionalmente. Poi ancora l’uso di richiami elettro-acustici per attrarre a portata di fucile gli animali, la caccia in aree protette e la caccia in periodo di silenzio venatorio. Ma anche l’uso di trappole, reti e in molti casi il maltrattamento delle loro vittime, come per un cacciatore che teneva un tasso in cantina in attesa di scuoiarlo per poi imbalsamarlo.

Non si può dare la colpa solo ai bracconieri, quando poi si scopre che più dell’85% dei casi di bracconaggio (fonte: La conservazione degli uccelli in Italia, Gariboldi, Andreotti, Bogliani, 2004, Perdisa Editore) sono compiuti da persone con la licenza di caccia” – ha precisato Andrea Rutigliano, responsabile del CABS in Italia – “La caccia fuori controllo è un fenomeno tutto italiano ed è evidente che i cacciatori chiedano ai loro rappresentanti politici di premere per una legittimazione del bracconaggio. Altrimenti non si spiegherebbe perché ogni anno in Parlamento vengano presentate proposte di legge che mirano a depenalizzare i reati venatori, ad aumentare il numero di specie cacciabili, ad autorizzare la caccia nei parchi e nelle aree protette e ad allungare inverosimilmente la stagione venatoria. Di fatto questo interessa ai cacciatori. Altro che la tutela della natura”.

LAC e CABS hanno raccolto per i 12 mesi dell’anno (febbraio 2011 – gennaio 2012) tutti i casi di bracconaggio praticati da persone dotate di licenza di caccia, di cui è rimasta traccia sulla stampa o negli atti giudiziari. Con 314 casi eclatanti comprovati e almeno 750 cacciatori coinvolti, questo dato non è che una minima parte dei crimini effettivamente rilevati dalle insufficienti forze di controllo venatorio, a loro volta una minima parte dei reali crimini contro la biodiversità commessi dai cacciatori in un anno.

Per consultare il calendario si può accedere al sito della LAC.

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