GEAPRESS – È un cacciatore già noto per reati di bracconaggio. D.P. di anni 43, è, infatti, una vecchia conoscenza della Forestale. La legge sulla caccia consente però a D.P. di potere continuare ad esercitare l’attività venatoria e così quando nella notte del 30 luglio scorso i Forestali dei Comandi Stazione di Cecina e Rosignano Marittimo lo hanno fermato in località “La Gabella” nel Comune di Montecatini Val di Cecina, il suo porto di fucile uso caccia era perfettamente valido.

Il cacciatore-bracconiere aveva con se due cinghiali decapitati, oltre che una carabina, un visore notturno, un cannocchiale di precisione ed un faro. Con quest’ultimo illuminava i campi e ad intervalli di ogni mezz’ora, esplodeva un paio di colpi.

Il bracconiere – dice a GeaPress il Commissario Capo Davide Ciccarelli, Comandante del NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) di Livorno – utilizza le notti di luna piena. All’interno del bosco si apposta per uccidere i cinghiali. In particolare negli ultimi tempi vi sono state molte lamentele da parte sia di residenti che di villeggianti, per via degli spari in piena notte“.

Secondo gli inquirenti il bracconaggio al cinghiale viene intensificato durante questo periodo, a causa delle numerose sagre, alcune a base proprio di cinghiale, che si tengono tra Pisa e Livorno. Questo nonostante la carne venduta, non offre alcuna garanzia sanitaria.

E’ più forte di loro – aggiunge il dott. Ciccarelli – mettono in conto anche la tipologia della pena prevista, che non è certo un grande deterrente“.

Un fermo movimentato, quello operato dai Forestali che dopo lunghi sopralluoghi sono riusciti ad individuarlo. Il cacciatore-bracconiere ha cercato di fuggire, ma i Forestali, appostati in una vasta area, hanno provveduto a fermarlo dopo un lungo inseguimento. In queste zone, quella dei cacciatori di teste non è una novità. Già lo scorso anno vi fu un’analoga operazione (vedi articolo “I tagliatori di teste e i compagni di merenda” GeaPress).

Ma perchè non vi sono deterrenti validi? Tutti i reati venatori, sono reati contravvenzionali. In pratica, salvo particolarissimi casi, si concludono con il pagamento di una semplice piccola ammenda, ulteriormente ridotta nel caso, probabile, del rito abbreviato. Secondo la legge 157/92, ad esempio, è possibile uccidere una specie protetta e non rischiare neanche la semplice sospensione del porto d’armi uso caccia. Solo nel caso il cacciatore-bracconiere viene colto in flagranza una seconda volta allora vi è la semplice sospensione. Neanche in questo caso, infatti, vi è il ritiro del porto d’armi. Al cacciatore non può essere applicato neanche il più potente reato-delitto (non più contravvenzionale, dunque) di furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Questo perchè la legge 157/92 esclude per i cacciatori l’applicabilità di alcuni articoli del nostro Codice Penale.

Per quest’ultimo cacciatore bracconiere, le cose andranno in maniera un poco diversa, anche se, tra cinque anni, la traccia del reato si estinguerà. Il recidivo non può beneficiare dei riti alternativi e, se non più incensurato, della sospensione condizionale. Il fucile, intanto, è stato sequestrato, e la Questura dovrà intervenire, nel caso, sul ritiro del porto d’armi.

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