laccio cappio II
GEAPRESS – Numerosi bracconieri sono stati denunciati nei giorni scorsi a seguito delle attività  di contrasto messe in campo dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, Ispettorato Ripartimentale di Iglesias.

In distinte situazioni i cacciatori di frodo esercitavano abusivamente attività di caccia nelle campagne di Gonnesa e Iglesias.

In particolare, sul finire dello scorso febbraio, veniva individuato e denunciato un bracconiere ritenuto responsabile del posizionamento di lacci per la cattura di selvaggina in località Monte Uda/Seddas Moddizzi. Pochi giorni dopo, era la volta di un secondo bracconiere fermato in località Bega su Pitticheddu. In entrambi i casi si trattava di residenti a Gonnesa.

Nei giorni scorsi, altri due bracconieri sono stati fermati in due distinte operazioni nel territorio di Iglesias. Gli interventi si sono svolti in località Case Puddu, e Figu d’India. Secondo i Forestali della Regione Sardegna  i due sarebbero stati intenti a  controllare che i lacci-cappio che avevano posizionato per la cattura di cinghiali, fossero in piena efficienza.

In tutti i casi sono stati denunciati per esercizio di caccia in periodo vietato e con mezzi non consentiti; rischiano un’ammenda che può arrivare fino a 1.500 euro. Tutte le aree interessate sono state bonificate dai lacci presenti che, fortunatamente, non avevano ancora catturato alcun animale.

Come è noto il “laccio” è un sistema di cattura semplice quanto crudele. Viene infatti disposto un nodo scorsoio su un filo metallico disposto lungo i camminamenti della fauna. Il malcapitato animale può rimanere bloccato per il collo, addome oppure per un arto. Nel primo caso, la morte sopraggiunge per soffocamento. Quando invece il nodo stringe sull’addome, può verificarsi la rottura del diaframma. Un’agonia ancora più lunga può invece avvenire quando viene bloccato l’arto. In questo caso si può arrivare all’amputazione all’amputazione.

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