GEAPRESS – Ancora lupi morti. Il corpo di una femmina, probabilmente morta avvelenata, è stato rinvenuto dal Corpo Forestale dello Stato in località Fontecchia nei pressi di Massa d’Albe (AQ), all’interno del Parco Naturale Sirente Velino. Un maschio, invece, è stato trovato in località Libonati, nel Comune di Mormanno (CS) all’interno del Parco Nazionale del Pollino. In questo caso la causa della morte è certa. Si tratta di un laccio-cappio di acciaio. Nei pressi sono state rinvenute altre trappole più una gabbia metallica per la cattura degli ungulati.

Nel Parco Sirente Velino, i controlli della Forestale stanno continuando per rintracciare eventuali altre carcasse. Nel Parco, infatti, non è la prima volta che è stato distribuito del veleno, verosimilmente mischiato a carne. Orsi, lupi, aquile reali e decine di avvoltoi Grifone hanno trovato la morte negli anni passati.

Ammesso che verrà mai rintracciata la persona che ha ucciso il lupo, va ricordata la disastrosa situazione dei reati venatori italiani. Sono tutti contravvenzionali. In pratica si ha la quasi certezza di pagare una piccola sanzione la quale, nella legge, non viene neanche specificata in funzione del numero di animali abbattuti. Se nel caso il bracconiere è anche un cacciatore, ovvero fornito di regolare licenza di caccia, questa non viene ritirata. Verrà, forse, sospesa solo quando il reato verrà reiterato.

Quello che ora preoccupa è la frequenza con la quale vengono rinvenuti i lupi morti. Avvelenamenti, lacci-cappio di bracconieri o incredibili gabbie trappola con completamento dell’opera anti lupo a suon di lancia acuminata. Per fortuna in questo ultimo caso (vedi articolo GeaPress) la Forestale riuscì ad intervenire prima che gli intenti del bracconiere andassero in porto. E’ però di appena pochi giorni addietro (vedi articolo GeaPress) l’ultima notizia di uccisione di lupo italiano. L’avanzato stato di decomposizione ha impedito di potere evidenziare segni ricollegabili ad una possibile causa di morte. Eppure non ci vuole poi molto ad individuarla.

Tra le principali cause, rendicontate  ormai in numerose pubblicazioni scientifiche, figura al primo posto il bracconaggio praticato con bocconi avvelenati, lacci ed arma da fuoco. Limitati invece i danni alla zootecnia, così come già rilevato da uno studio del prof. Boitani risalente al 1998.
Anzi, proprio il lupo, risultò tra le cause minori della morte di bestiame. Vi è poi la pessima opinione che del lupo ha il mondo venatorio. Il lupo, infatti, viene considerato una sorta di competitore della caccia agli ungulati. Un po’ più problematica l’influenza del randagismo canino fenomeno endemico del nostro paese.

I lupi italiani, diffusi ormai dall’arco alpino fino all’Aspromonte, sono stimati in un numero di circa 600. Finora hanno retto bene alle cattiverie dell’uomo, ma ad ogni modo deve considerarsi che i ritrovamenti di questi giorni difficilmente possono corrispondere ai lupi effettivamente uccisi. In altri termini sono solamente quelli di cui se ne ha notizia. Se, ad esempio, il cacciatore con la lancia di cui sopra, avesse portato a compimento il suo intento, difficilmente avrebbe denunciato l’uccisione del lupo …(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).