GEAPRESS – Dito puntato contro i cinghialisti, ovvero le squadre di caccia al cinghiale, dopo il rinvenimento di due lupi uccisi nel Montefeltro (vedi articolo GeaPress). La caccia in battuta del cinghiale, rappresenta una delle pratiche venatorie più diffuse del marchigiano. Secondo la LAC (Lega Abolizione Caccia) e l’Associazione Lupus in Fabula, non è da escludere che alla causa della morte dei due lupi per colpo di arma da fuoco (di uno si attende il responso definitivo dell’Istituto Zooprofilattico) ci sia proprio qualche mela marcia nelle squadre. Mele marce che però, affermano le due Associazioni, non vengono mai denunciate.

Secondo gli ambientalisti, i terreni ove si sono registrati casi di efferato bracconaggio, andrebbero per legge vietati alla caccia. Questo per non meno di dieci anni. Alla stregua di un incendio, insomma. Il fine sarebbe anche di sensibilizzare i cacciatori.

Episodi come quello occorso pochi giorni addietro, si verificherebbero, sempre secondo LAC e Lupus in Fabula, ogni anno all’apertura della stagione venatoria. I due lupi, così come riferito dal Corpo Forestale dello Stato, sarebbero stati ritrovati rispettivamente non oltre cinque giorni e due settimane dalla morte. Per quest’ultimo caso, considerato lo stato nel quale è stato rinvenuto il corpo, occorre la conferma delle cause della morte.

Intanto la richiesta è rivolta alla Regione, alla Provincia di Pesaro Urbino ed agli ATC. Subito il divieto di caccia nell’area interessata dal ritrovamento. Misure drastiche, insomma, per stroncare un fenomeno che non conosce segni di cedimento.

Per LAC e Lupus in Fabula è la stessa tecnica di caccia al cinghiale mediante battuta, ad essere devastante per l’ambiente. Mute di cani e di battitori che spingono, dal fitto del bosco, gli animali da centrare, verso i tiratori. Decine di cacciatori ed i latrati dei cani, spaventano tutti gli animali selvatici, lupi compresi, che finirebbero così a tiro dei fucili.

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