segugi collare elettrico
GEAPRESS – L’ultimo intervento è solo di pochi giorni addietro. Un cacciatore denunciato dal Corpo Forestale dello Stato di Gubbio (PG) per l’uso di quelli che tecnicamente (aveva rilevato la stessa Forestale) sono “dissuasori da addestramento”.

Nel caso specifico il cacciatore avrebbe anche lasciato vagare i due segugi a ridosso di una strada mettendo così a rischio, sempre secondo la Forestale, l’incolumità degli automobilisti.

I cani sono ora affidati al canile municipale.

Appena oltre la specificazione voluta dalla Forestale (dissuasori da addestramento) appare però l’assurdità di un mezzo del quale si fa difficoltà a capire un diverso uso e che, nonostante ciò, è di libera vendita.

L’incongruenza di uno strumento vietato nell’uso (sebbene per consolidato indirizzo giurisprudenziale) ma non per la vendita, viene ora sottolineata da Ermanno Giudici, Capo Nucleo delle Guardie Zoofile ENPA di Milano. Secondo il responsabile della Protezione Animali, la commercializzazione dei collari a impulsi elettrici per i cani rappresenta un caso unico in Italia. “Si tratta – ha riferito a GeaPress Ermanno Giudici  – di uno strumento che si trova in libera vendita del quale è però vietato in modo assoluto l’impiego. Neanche le armi bianche, peraltro in libera vendita, conoscono una tale contraddizione, stante che in ristrettissimi casi il porto è consentito“.

Come incidono sul cane tali “dissuasori”?

La stessa Forestale, nel commentare l’operazione di Gubbio, aveva messo in evidenza come i due cani, catturati dal personale del canile comunale e successivamente sottoposti a visita veterinaria, sembravano in stato di sofferenza. La Forestale, inoltre, richiamava la recente sentenza della Cassazione secondo la quale l’uso dei collari elettrici rappresenterebbe uno strumento invasivo e doloroso e certamente incompatibile con la natura del cane. La tecnica di addestramento dei cani con collari elettrici si basa esclusivamente sul dolore , lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane, poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionare i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività.

Nel caso specifico, poi, il medico veterinario dell’ASL di Gubbio ha certificato uno stato comportamentale alterato, con atteggiamenti di iperattività, evitamento dell’uomo, cioè di reazioni comportamentali di allontanamento, fuga o rifiuto, emesse in previsione di stimoli dolorosi.

Dunque, in mancanza di una norma che ne vieti la vendita, ma considerando l’esclusivo uso, come bisognerebbe intervenire?

Secondo Ermanno Giudici “sarebbe importante che i collari elettrici fossero sequestrati alla fonte. L’intervento, dunque, dovrebbe avvenire sull’importatore, concretizzando la sola vendita il reato di “tentativo di maltrattamento di animali. Si tratta – conclude Ermanno Giudici – di un reato previsto dal codice in quanto l’art. 544 ter è un delitto“.

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