GEAPRESS – In poche ora tre novità per quanto riguarda i calendari venatori delle Regioni, oggetto di ricorso in Sardegna, Lazio e Sicilia. I primi due proposti dalle Associazioni protezionistiche. L’ultimo da quelle dei cacciatori.

In Sardegna, il TAR ha accolto l’istanza cautelare nel ricorso promosso da un ampio cartello di Associazioni, sospendendo le deroghe concesse sulla caccia al merlo e all’allodola. Erano state concesse senza parere dell’ISPRA, ovvero l’organo tecnico, indicato dallo Stato, che dovrebbe fornire i pareri propedeutici. Tutto rinviato, dunque, al giudizio di merito.

Caccia sospesa ad alcune specie animali pure nel Lazio. Anche questo ricorso, come quello della Sardegna, è stato curato dall’Avvocato Valentina Stefutti per conto della LAC e della LAV. La caccia ai tordi, in particolare, chiuderà il 10 gennaio, mentre la caccia alle anatre selvatiche terminerà il 20 gennaio. Per beccaccia, allodola e colombaccio, caccia chiusa a fine dicembre.

Anche in questo caso, la Regione Lazio aveva redatto il calendario venatorio venendo meno alle indicazioni tecniche dell’ISPRA, favorendo così le richieste del mondo venatorio. Attesa per l’anno prossimo la sentenza di merito. Il TAR dovrà così decidere sia sulla legittimità delle date di chiusura dell’attività venatoria, che per la tipologia delle munizioni. Il secondo importante effetto della misura di sospensiva riguarda, infatti, il tipo di munizionamento previsto per la caccia al cinghiale e  agli acquatici. Questo tipo di caccia dovrebbe essere esercitata solo con l’impiego di munizioni atossiche, in tutto il territorio del Lazio, ivi compreso il versante regionale della zona di protezione esterna del Parco d’Abruzzo. Niente velenoso piombo al suolo, oppure ingerito dagli animali selvatici tramite le carcasse abbandonate o resti di macellazione, come nel caso delle viscere di cinghiale comunente abbandonate nei luoghi di abbattimento.

In Sicilia, invece, avevano fatto ricorso i cacciatori. Non volevano le norme più restrittive per la protezione della beccaccia, oltre che il divieto di caccia nei Siti di Importanza Comunitaria, nelle Zone di Protezione Speciale e nel futuro Parco dei Monti Sicani. Il TAR, sulla richiesta di Sospensiva, non ha accolto il loro ricorso e li ha condannati pure a pagare 3000 euro di spese legali. 

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