GEAPRESS – Novità in arrivo dalle squadre antibracconaggio del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) che in questi giorni hanno eseguito numerose operazioni fino allo … zero termico. Appostamenti gelati e poi, la settimana scorsa, pure una violenta grandinata. Loro, i Forestali, nonostante la grandine sono rimasti appostati, ma poi hanno dovuto lavorare parecchio. La grandine, infatti, era talmente grossa che ha fatto scattare tutte le trappole dei bracconieri. Passato il temporale, il via vai di bracconieri indaffarati a riarmare le trappole. Tutto si aspettavano eccetto che, sotto quella bufera, i Forestali fossero rimasti appostati. Vedremo.

Ma a Brescia fervono, anche, i preparativi per le prossime partenze. Non dei migratori, ma appresso ai migratori. Ai primi di novembre, molti bracconieri si spostano, infatti, nel sud Italia. In Sicilia, poi, sono ambite, oltre alla stessa regione, le piccole isole. Lì non li controlla praticamente nessuno. Per capire il perchè, basta sapere, ad esempio, che il Distaccamento Forestale di Erice (TP) del Corpo Forestale della Regione siciliana, può contare (bene che vada) su appena quattro unità. Queste devono controllare i territori di ben undici Comuni, più le isole Egadi. Una impresa impossibile che si ripercuote, grazie anche all’esiguità dei reati venatori (tutti di natura contravvenzionale) in una situazione, sotto il profilo della protezione della fauna, disastrosa.

Palermitani e marsalesi, ovvero gli uccellatori che infestano le campagne del trapanese, semplicemente non pagano mai l’ammenda. Sono nullatenenti ed il reato non fa granchè paura.

Diversa situazione per i bresciani. Tutta gente ricca. Imprenditori ed in generale professionisti che vengono a sparare una settimana l’anno, soprattutto alle allodole. Riempiono i congelatori, imbustando gli uccellini spellati e vanno via. Alcuni di loro hanno acquistato finanche la casa. Posti costosi, ridenti località turistiche da fare invidia ai paradisi tropicali. Ma non vanno a farsi il bagno. Arrivano solo per sparare e per non più di una settimana.

Un anno arrivarono con i richiami vivi. Uccellini, cioè, catturati in Lombardia, grazie alle nefaste cacce in deroga, e che servono ad attirare sotto il tiro del fucile, altri selvatici. La legge sulla caccia siciliana li aveva prima vietati. Poi fu reinterpretata ed adesso, anche se nella Regione non vi è questa tradizione di caccia, è possibile portare gli uccellini da richiamo, però, appartenti alle specie cacciabili siciliane. Niente fringuello delle cacce in deroga lombarde, insomma. Ma per i tordi, ad esempio, nulla osta.

Fino a tre anni addietro, i bresciani fermarti dai Forestali di Erice li usavano ancora. Poi hanno sostituito gli uccellini con sofisticati richiami elettronici. Sono muniti di telecomando, in maniera tale che alle prima avvisaglie di controlli, vengono spenti a distanza. La Forestale, comunque, ha trovato la maniera di individuarli lo stesso. Il problema, però, è che sono in…quattro (!). Ed i bresciani sono in…tanti. Tra venti giorni si presenteranno armati e con prenotazioni di alberghi di lusso. Il caso più particolare capitò con un facoltoso ingegnere meccanico. Cinque giorni prima gli era morta, a Brescia, la moglie. Lui, però, era tornato subito nella sua amata terra di Sicilia. Ovviamente per sparare e con la casa al mare. Un vero e proprio mal di Sicilia, per alcuni apetti favorito pure dalla legge regionale sulla caccia che svende così la fauna selvatica isolana. Per un piatto di…polenta e osei.

Non solo bresciani, comunque. Alcuni anni addietro vennero fermati dei campani a Marettimo, una delle isole dell’arcipelago delle Egadi. 1050 allodole, beccacce e tordi, già spiumate. Probabilmente, dovevano poi rivenderle ai ristoranti del nord Italia. Anche a Napoli non vi è questa tradizione di caccia.

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