GEAPRESS – Ancora non si è conclusa ma già si sprecano, a Vicenza, i successi di visitatori ed espositori per l’Hunting Show. Per l’Ente Fiera, tra sabato e domenica, vi sarebbero stati 25.000 visitatori (l’anno scorso furono 27.000, ma c’è ancora da conteggiare la mattinata di lunedì). L’Hunting Show di Vicenza, salone internazionale della caccia e delle pesca, per loro è indubbiamente un successo. Ma può definirsi internazionale (appellativo addirittura fissato con Decreto di Giunta regionale) una Mostra che a guardare l’elenco degli espositori sa più di fiera se non regionale, al massimo interregionale?

In ambienti venatori è già stato scritto e diffuso di 276 espositori. Peccato, però, che lo stesso Ente Fiera di Vicenza riferisce di 110 espositori. In massima parte veneti e vicentini in particolare. Poi significative presenze da Brescia (la provincia armiera italiana) qualcosa dal Friuli, un po’ di più dalla Toscana e poi poche altre province, lombarde ed emiliane in particolare, con singole presenze liguri. In aggiunta a ciò, poche unità romane, una presenza barese (prodotti tipici pugliesi), una ditta della provincia di Caserta (mozzarelle e affini) e per finire, addirittura dal profondo sud, prodotti tipici siciliani. Anzi, no, perché a ben guardare la sede di questa ditta è nella provincia di Bologna. Fucili, accessori, coltelli, ditte di caccia all’estero (con sede a Vicenza), case editrici di settore, costruttori di spiedi e spiumatrici di uccellini, e poi anche stivali, calzettoni di lana, carnieri e accessori per cani, ivi compresi cataloghi con collari elettrici con tanto di elettrodi in bella mostra (sic!).

Chi sono, però, gli espositori stranieri? Pochi hotel sloveni (meno di cinque e distanti grosso modo, per Vicenza, quanto da Salerno a Latina), uno dell’Estonia ed un altro austriaco. Poi due ditte di coltelli (una ungherese e l’altra pakistana), un’altra di abbigliamento di caccia della Romania e di pesca in Austria. Una agenzia di caccia ungherese, una struttura per la pesca nella Repubblica Ceca, una ditta per pescasportivi in Svezia, una di accessori della caccia in Francia, aggeggi ad aria compressa inglesi e (coltello più coltello meno) poco o nulla ancora.

In effetti c’era una ditta che si richiamava all’America, ma in realtà rappresentava un catalogo tutto italiano, con tanto di calendario con foto di glutei femminili in bella mostra, doppi o singoli, con fucile o senza. L’Ente Fiera ha comunque riferito di buyer provenienti addirittura dall’Argentina, dall’Egitto e poi dalla Bulgaria, da Cipro e finanche da Malta. Il buyer, tanto per intenderci, è il procacciatore di fornitori, non l’espositore. Una ditta di caccia del Kazakistan (paese anch’esso elencato tra i buyer dell’Ente Fiera) viene ad esempio a prendersi clienti ed altro “materiale”. Alla Tanexpo di Bologna (esposizione internazionale di arte funeraria e cimiteriale), ad esempio, non solo sono molti di più i bayer, ma lo sono anche gli espositori (210, veri) ivi compresi quelli stranieri. Ben il 20%, addirittura, per un argomento che farà anche mercato, ma è senz’altro un poco difficile da presentare. Insomma, i trapassi umani tirano più espositori, anche internazionali.

Ad ogni modo, si promette a Vicenza, di anno in anno facciamo progressi. Aggiungiamo, però, che molti espositori di Vicenza sono Associazioni di cacciatori e di pescatori, finanche i gruppi che giocano a fare la guerra a colpi di biglie colorate. Questi, però, non erano di Vicenza, ma di Venezia. C’era anche la Lega Difesa Caccia ed altri affini, assieme a note e notissime fabbriche d’armi italiane. Quelle si, almeno in alcuni casi, veramente internazionali. Fino al 90% del prodotto esportato all’estero e che viene esposto in note fiere in giro per il mondo. Non solo armi da caccia, ma anche, se non soprattutto, per altri usi.

Chissà quali standard valgono a livello nazionale per classificare una Fiera come “internazionale“. A Vicenza è sufficiente un Decreto di Giunta. Quattro alberghi tra Austria e Slovenia e molto poco ancora. Povero Zaia. La protesta contro l’Hunting Show è stata occasione per fare apparire la sua faccia e quella del presidente dell’Ente Fiera, negli irriverenti manifesti dell’Associazione 100% animalisti. Sono stati ripresi dai giornali locali con accanto altro manifesto, sempre di 100% animalisti, che mostrava addirittura il mezzo busto (in canottiera) del famoso defunto Pietro Pacciani.

All’Hunting Show erano in pochi, anzi pochissimi” riferisce Enrico Rizzi, Coordinatore del PAE, il quale non si è voluto far mancare una visita in terra veneta. “Noi tutte queste decine di migliaia di persone non le abbiamo viste. Qualche auto blu, entrata dal retro, forse, ma poco altro ancora“.

Di certo, sabato mattina, c’era un ingente spiegamento di Agenti in tenuta antisommossa, alcune auto e due blindati, dicono da 100% animalisti. Per loro quella è la fiera della morte e della sofferenza. Una cinquantina di militanti che hanno impegnato in non pochi spostamenti gli Agenti della Polizia (vedi foto) oltre a colorire l’arrivo di cacciatori e pescatori con i cori non esattamente da fair play.

Ottantamila euro, secondo 100% animalisti; che il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, avrebbe regalato agli organizzatori di una mostra a pagamento (vedi articolo GeaPress). Poi la polemica con i fondi (tagliati) che dovevano invece destinarsi ai servizi sociali. Su questo punto è intervenuto anche il Consigliere regionale Reolon (PD) che oltre a richiamare lo spreco degli ottantamila, riferisce di altri 180.000 spesi da Zaia per il piano venatorio che a suo dire è orfano del riconoscimento di quello nazionale.

Ovviamente in Regione non tutti la pensano come Reolon. L’Assessore all’Identità Veneta, Daniele Stival, facendo riferimento a una “presenza numerosissima di espositori“, ha rilevato come “l’indotto economico correlato a queste attività è veramente vastissimo“. Superlativo, si potrebbe dire, anche perché, sempre per l’Assessore Stival, le maggiori garanzie chieste dall’Unione Europea (il riferimento è alle cacce in deroga) hanno proprio nel Piano Faunistico Venatorio (ovvero quello dei 180.000 euro sconfessato da Reolon) una occasione “per ridisegnare nel territorio veneto, nuovi equilibri tra domanda ed offerta venatoria, introducendo elementi di equità e modernità delle gestioni ed un chiaro indirizzo di auto-responsabilizzazione del mondo venatorio“. Boh, sarà. Comunque per Stival l’Hunting Show è un messaggio positivo, seppur con allestimenti sobri. Il riferimento era forse allo stand della Regione. Uno dei 110 espositori, (divenuti 276 per i cacciatori) della Mostra Internazionale della caccia e della pesca di Vicenza. Chissà se oltre ad avere contribuito, la Regione ha anche pagato il suo stand. Di sicuro c’era anche la Provincia di Rovigo e quella di Vicenza. Anzi, quest’ultima presente con ben due piani espositivi. Era la padrona di casa, ed è giusto fare bella figura.

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