GEAPRESS – Le associazioni venatorie nei giorni scorsi avevano ironizzato per una firma a nome di “Paperino” saltata fuori nella petizione sulla caccia indetta dal Ministro del Turismo. Paperino, ora, non potrà più firmare. A lui ha pensato il piombo fuorilegge.

Chi si ricorda, infatti, degli uccelli acquatici morti nel Delta del Po?

Avevano ingerito i pallini di caccia accumulati nel fondo della laguna, e per questo erano morti. L’Italia rischiò una procedura di infrazione dell’Unione Europea e per questo, sebbene in ritardo rispetto alla specifica Direttiva del 2000, si è provveduto a vietare, solo in alcune aree umide, l’uso dei pallini di piombo. Una volta ingerito, infatti, provoca gravi effetti tossici che caratterizzano il famoso “saturnismo”. I sintomi della malattia sono parecchi. L’animale comunque … muore.

Una di queste morie avvenne a Porto Caleri, provincia di Rovigo, nel Comune di Rosolina. Siamo nella parte nord del Delta, grosso modo tra le foci dell’Adige ed il Po di Levante. Nella protezione a macchia di leopardo che contraddistingue il Parco Regionale Veneto del Delta del Po, solo una parte della laguna di Porto Caleri è compresa nell’area protetta. Nelle zone esterne le cartucce di piombo non potrebbero comunque essere utilizzate, ma evidentemente la tentazione di ricorrere ai più economici pallini, è dura a morire.

Nei giorni scorsi, infatti, il Corpo Forestale dello Stato, Comando Regionale del Veneto, ha portato a termine una importante azione di controllo dei cacciatori. Questi, appostati dentro le cosiddette botti, veri e propri bunker acquatici, attendevano l’arrivo delle anatre per poterle sparare. L’attività non è illegale, così come l’utilizzo degli “stampi”, le finte anatre che servono ad attirare i selvatici. Assolutamente vietati, invece, i richiami elettromagnetici e le cartucce di piombo. I cacciatori, potendo utilizzare veloci barchini a chiglia bassa molto utili durante la bassa marea, si davano alla fuga appena avvistati i Forestali. Fuga tanto precipitosa da lasciare sul posto il richiamo elettromagnetico e gli strumenti annessi. Cavo elettrico, tromba, batteria 12 Volt, ben 56 stampi, oltre a 16 cartucce calibro dodici, tra le quali quelle con i pallini di piombo. Sul posto anche gli uccelli uccisi. Un germano reale, 5 alzavole e tre fischioni. Tutti cacciabili ma probabilmente ancora vivi se non attirati dal richiamo elettromagnetico. Si trattava pertanto di bracconieri, chissà se con licenza di caccia. In genere per l’utilizzo delle “botti” esistono delle regole ferree.

L’operazione del Comando Veneto, che si è avvalsa di due imbarcazioni con personale specializzato, è stata diretta dal Vice Questore aggiunto Isidoro Furlan che già GeaPress ha avuto modo di conoscere nel corso dell’ “Operazione Pettirosso 2010″ condotta nelle vallate bresciane dal NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato (vedi in home page GeaPress, speciale “Alert -La Natura sta Colando). La Forestale continuerà le operazioni di controllo in un’area importantissima per la difesa della biodiversità e purtroppo solo in parte protetta.

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