GEAPRESS – I fatti sono successi il 29 dicembre in località Rocchette a Castiglione della Pescaia (GR), e le voci sono iniziate a girare quasi subito. Prima tra gli stessi cacciatori, poi sono arrivate all’orecchio della Polizia, infine all’ENPA ed alla LAC. Ora il tutto è oggetto di indagini da parte della Procura della Repubblica di Grosseto che ha delegato alla indagini i Carabinieri, così come confermato dallo stesso Comando Provinciale.

Una battuta di caccia al cinghiale. Era andata bene, a parte per i cinghiali. Gli abbattimenti erano stati numerosi e ben distribuiti. Tutti contenti, dunque, salvo che al rientro. Finché si tratta di cinghiali è un conto, ma i cani sono un’altra cosa. Così almeno per alcuni dei partecipanti che però non vogliono, fino ad ora, confermare ufficialmente. Chi invece di cacciatori se ne è trovati ben sei, tutti disposti a difenderlo, è il trentacinquenne cacciatore canaio, già noto nella zona per altri pettegolezzi sui canili dove detiene i cani oltre che per gli atti di bracconaggio e rifornimenti di carne. Sta di fatto che al rientro dalla battuta, l’interno della sua jeep era invisibile per quanto vapore si era condensato sui vetri. La macchina era chiusa e attorno ad essa un silenzio mortale. Dalla jeep colava un liquido fetido. Erano le urine miste al vomito di otto segugi stipati in una sorta di gabbia artigianale di un metro di altezza e un metro e mezzo di profondità. Tutti morti. Lui, il canaio della squadra, non si è scomposto. Ha preso i cani e li ha sparpagliati tutto attorno. Secondo indiscrezioni circolate, potrebbe poi averli tolti, o almeno ben occultati nella riserva di caccia dove si era svolta la battuta. Questo perché alcuni giorni dopo lo hanno mandato a chiamare i Carabinieri e lui, con sei cacciatori presenti, ha dichiarato che i cani erano stati lasciati effettivamente in macchina, ma con i finestrini aperti. Poi qualcuno, chissà perché, avrebbe provveduto a chiuderli, provocando di fatto la morte degli otto cani. La jeep era stata lasciata posteggiata in un luogo non riparato dal sole.

Stante i racconti di altri cacciatori presenti alla battuta, che però sono voluti rimanere nell’anonimato, al momento il canaio avrebbe invece detto che i cani erano stati dimenticati in macchina. Anche qui, però, nessuno gli avrebbe creduto dal momento in cui si sapeva che dovevano servire per il ricambio.

Raimondo Silvieri, Presidente della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) Toscana, contattato stamani da GeaPress, ha confermato come già da qualche giorno la storia sia sfuggita agli stessi ambienti dei cacciatori. Anzi, proprio alla LAC, è pervenuta una lettera anonima sicuramente scritta per particolarità del racconto oltre che per le descrizioni tipiche di una battuta al cinghiale, da uno dei cacciatori presenti il 29 dicembre.

Stante quanto riportato in questa lettera, i cani venivano definiti, dallo stesso canaio della squadra, come “pregiatissimi“, forse segugi di media taglia.

Al di là della versione che apprendo avere fornito ai Carabinieri – ha dichiarato Silvieri – rimane il fatto che quei cani erano stipati in un piccolo gabbiotto, fatto questo che già palesa il maltrattamento oltre che la violazione dello stesso regolamento della Legge Regionale 59/09. Questo a prescindere – ha aggiunto Silvieri – se i cani sono morti per asfissia provocata o no, o se sono stati dimenticati in auto o più probabilmente parcheggiati per essere utilizzati dal ricambio. Intanto, come LAC abbiamo depositato un esposto presso la Procura e in caso di procedimento ci costituiremo parte civile.”

L’appello è ora rivolto agli altri cacciatori, quelli cioè che non hanno sopportato la vista di quel macello. Si facciano avanti e vadano a denunciare invece di lasciare il responsabile difeso da ben sei loro colleghi.

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