GEAPRESS – Tre giorni di costante impegno per i volontari della LAC e della LAV che hanno portato a termine il recupero di un cinghiale frutto di un incrocio con maiale vietnamita. Da due mesi si faceva vedere per le strade nei pressi di Gavorrano, in provincia di Grosseto. Qualcuno, si era vociferato in loco, aveva provato l’esperimento per fini venatori, ovviamente illeciti. Non solo un rischio per la fauna ma anche per l’incolumità degli automobilisti. L’animale, del tutto inadatto alla vita selvatica, aveva con la sua presenza già causato incidenti stradali. Oltretutto, rischiava di finire impallinato.

Si trattava di una femmina di tre anni e mezzo di vita che si era, infine, avvicinata nei pressi del cimitero di Bagno di Gavorrano. Alcuni abitanti si erano poi presi cura di lei. Quanti altri fratelli e sorelle dell’incrocio di maiale e cinghiale vietnamita vi sono ora nel posto? Le notizie, infatti, riferivano di una intera cucciolata lasciata libera. Papà cinghiale e mamma di maiale vietnamita. Ed ora?

Non c’è voluto molto a risalire al proprietario. Messo alle strette anche grazie alle continue domande poste dalle persone del posto si sarebbe presentato spontaneamente, ma solo dopo l’avvenuta cattura. L’uomo non aveva mai denunciato la detenzione dell’animale né tanto meno la sua fuga e/o scomparsa.
La persona è stata segnalata all’autorità Giudiziaria, mentre l’animale è stato inviato al Centro recupero della fauna selvatica di Semproniano. Alla LAC Toscana sono già arrivate decine le domande di adozione.

Ancora una volta si parla di animali non autoctoni liberati (come il cinghiale ungherese), per il solo scopo venatorio, in quanto molto più proliferi e di dimensioni più grosse, oggi ormai causa di estinzione del cinghialetto mediterraneo. Possibili danni e non solo per l’agricoltura e per gli incidenti stradali. Vi è il caso, ricordano alla LAC dei conigli selvatici dell’Isola del Giglio e dei Mufloni, catturati per lo più illegalmente, e in modo atroce (con lacci e trappole), ed i numerosi cinghiali all’Isola d’Elba, che rappresentano ormai solo un divertimento dei cacciatori.

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