capriolo
GEAPRESS – Si trattava delle pelle di un capriolo e non di un cane, come riferito da alcuni organi di informazione, quanto ritrovato pochi giorni addietro in un contenitore dell’organico a Grosseto.

La notizia della pelle di un cane, aveva destato molto scalpore, anche se la coloritura del manto ed altri segnali, potevano già indurre in errore. A chiarire le cose sono i risultati, ora pervenuti, delle analisi eseguite dal Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria presso la sede di Grosseto dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana.

Gli esami hanno infatti stabilito che la pelle ritrovata nel cassonetto, appartiene ad un capriolo femmina probabilmente ucciso da un colpo di fucile alla spalla sinistra.

L’accertamento, riferisce il Centro di Referenza Nazionale,  è consistito nell’esame ispettivo attraverso il quale sono state valutate le caratteristiche macroscopicamente apprezzabili del reperto,  il colore e la morfologia del mantello e del pelo.

Il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria,istituito con Decreto del Ministero della Salute nel giugno 2009, ha tra i suoi compiti proprio quello di rispondere alle richieste di supporto tecnico scientifico che pervengono anche dalla Magistratura, della Polizia, dei Servizi veterinari e del Ministero della Salute.

La struttura, fiore all’occhiello nel panorama italiano, ricerca altresì la responsabilità dei crimini contro gli animali. Per questo vengono condotte le indagini  con corrette metodologie investigative e tecniche scientifiche all’avanguardia. Lo scopo dovrebbe altresì essere quello di scoraggiare il compiersi di questi reati, perché infonde nei potenziali criminali il timore di essere individuati e puniti.

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