OLYMPUS DIGITAL CAMERA
GEAPRESS – “Gesto criminale”. Così, anche in ambiente venatorio, sarebbe stato additato colui che il primo settembre scorso ha preso  a pugni in testa il povero leprotto di Gavorrano (GR) dopo averlo fucilato (vedi articolo GeaPress). In effetti, nell’ordinamento giuridico italiano, non vi è una collocazione precisa per il termine “criminale”.  La  legge sulla caccia non impedirà al cacciatore denunciato dalle Guardie LAC e Polizia Provinciale, di potere continuare ad andare a caccia, ovviamente con un fucile diverso da quello per ora sotto sequestro.

LE NOVITA’ SULLA SALUTE DEL LEPROTTO

Il povero leprotto di contrada Grilli, è tutt’ora in prognosi riservata. Stante quanto riferito ieri sera a Raimondo Silveri, responsabile  LAC della Toscana, dal Medico Veterinario dott. Marco Aloisi la lepre non patisce gravi conseguenze a causa dei pallini di piombo. Ne sono stati riscontrati al collo ed alle zampe posteriori, ma non è stato difficile potere intervenire per la rimozione. Diverso discorso per i pugni. La lepre, infatti, soffre delle conseguenze di un trauma cranico per via dei tre pugni che gli sarebbero stati inferti dal cacciatore. In particolare le lesioni appaiono nel naso e proprio dal setto presentava una vistosa emorragia. Ci sono però speranze che il povero animale possa riprendersi ed essere liberato.

LA DINAMICA DEI FATTI NEL RACCONTO DEGLI INQUIRENTI

Il cacciatore sarebbe stato sorpeso in contrada Grilli, nel Comune di Gavorrano (GR), mentre dall’interno della sua autovettura, sparava contro il leprotto che si trovava nel vigneto. L’uomo, raggiunto l’animale, gli avrebbe inferto tre pugni alla testa. Il tutto nei pressi della via Aurelia.

Sorpreso dalle Guardie della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) che hanno richiesto l’intervento della Polizia Provinciale, il cacciatore avrebbe subito riposto la lepre all’interno della sua autovettura, assieme al fucile regolarmente detenuto. All’interno della macchina sarebbero inoltre state trovate numerose munizioni, vistose tracce di sangue forse non compatibili con quelle della lepre, e penne di uccelli, forse di fagiano.

I REATI CONTESTATI ED IL “CONFINE” TRA CACCIATORE E BRACCONIERE

L’unico reato che potrebbe subito comportare la sospensione del porto d’armi uso caccia è quello relativo allo sparo avvenuto in luogo pubblico. La Questura di Grossetto, con propria decisione ovviamente non esente da impugnativa (ve ne sono, in Italia, anche di cacciatori denunciati per uso di droga), potrebbe disporre il ritiro del porto d’armi. Nulla di immediato, invece, è previsto dalla legge sulla caccia. Tanto per fare un esempio di un abuso venatorio teoricamente grave, ovvero l’uccisione di una specie protetta, il cacciatore può essere soggetto alla sola sospensione del porto d’armi, nel caso però riporti due condanne definitive sullo stesso piccolo reato di contravvenzione, come del resto lo sono tutti quelli venatori. Per molti reati venatori è inoltre possibile l’oblazione.

Di fatto, pur con tutte le polemiche del caso, il riferimento al “criminale” (ipotesi etiche a parte) potrebbe non calzare perfettamente. La realtà della legge sulla caccia italiana è quella che di fatto prevede la sovrapposizione della figura del cacciatore con quella del bracconiere. Questo finchè varrà il concetto che il bracconiere è colui che viola la legge sulla caccia.

Nel caso specifico, senza intervento della Questura di Grosseto, il cacciatore presunto bracconiere denunciato a Gavorrano, potrà da subito continuare la sua legale attività di caccia sebbene con un fucile diverso da quello sequestrato.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati